Autore: D.ssa Giovanna Del Bene
La cucina italiana, riconosciuta nel dicembre 2025 come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, incarna un insieme unico di saperi, riti e tradizioni che esaltano la convivialità, la biodiversità e il rispetto per gli ingredienti. È molto più di un semplice patrimonio gastronomico: è un modo di vivere e di condividere, capace di unire identità regionali diverse attraverso la continuità delle ricette tramandate di generazione in generazione.
Questo riconoscimento ha trovato un’eco naturale durante le i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, dove il cibo italiano ha riscosso un successo straordinario: pasta, pizza e tiramisù sono diventati i simboli gastronomici più condivisi, celebrati e fotografati. Atleti, delegazioni e visitatori hanno scelto piatti italiani non solo per il gusto, ma perché rappresentano quell’equilibrio fra qualità, autenticità e benessere che la cucina italiana incarna. La presenza delle tradizioni culinarie italiane nel contesto olimpico ha così confermato, ancora una volta, come questo patrimonio non sia soltanto culturale, ma anche universale: un linguaggio del gusto capace di mettere tutti d’accordo, proprio come accade nelle grandi competizioni sportive.
In un momento storico in cui il mondo guarda all’Italia come modello di eccellenza culinaria, vale la pena ricordare che già nel 2010 la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO, confermando il valore culturale e identitario della nostra tradizione alimentare. Un riconoscimento che rafforza la necessità di proteggere i prodotti simbolo del made in Italy.
Questo entusiasmo globale non è solo un tributo al gusto, ma un’occasione per riflettere su un tema cruciale: la tutela giuridica del food tramite la proprietà intellettuale.
Come si protegge il cibo italiano? Tra DOP, IGP, STG e PAT
L’esposizione mondiale ottenuta durante i Giochi Olimpici Invernali amplifica sia il prestigio dei piatti italiani sia il rischio di imitazioni. Le certificazioni DOP, IGP, STG e PAT contribuiscono a:
- difendere autenticità e tradizione,
- proteggere filiere e territori,
- contrastare Italian Sounding e copie,
- valorizzare il brand gastronomico italiano,
- sostenere export e turismo legati al food.
Secondo i dati derivanti dal monitoraggio quotidiano delle pubblicazioni sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE da parte di Fondazione Qualivita, l’Italia risulta essere il primo Paese in Europa per il numero di prodotti certificati con 897 IG totali (331 Cibi DOP/IGP/STG, 530 Vini DOP/IGP e 36 Bevande Spiritose IG) per un valore economico complessivo di circa 20,84 miliardi di euro (fonte: Osservatorio IsmeaQualivita e Commissione UE).
In particolare, il comparto cibo conta 331 prodotti certificati, suddivisi in: 174 DOP, 153 IGP, 4 STG. Le principali categorie sono: carni fresche, formaggi, oli, ortofrutta e cereali, prodotti da forno, pasta, ecc. ecc.
Le Indicazioni Geografiche (DOP, IGP e STG) sono marchi di qualità riconosciuti dall’Unione Europea. Garantiscono che un prodotto abbia un forte legame con un territorio e rispetti disciplinari di produzione molto rigorosi.
In estrema sintesi, la DOP – Denominazione di Origine Protetta assicura che tutte le fasi produttive avvengano in un territorio preciso. Ingredienti della pizza come la Mozzarella di Bufala Campana DOP o il Pomodoro San Marzano DOP ne sono esempi emblematici, oltre all’apprezzatissimo Parmigiano Reggiano DOP, da gustare da solo o sulla pasta.
L’IGP – Indicazione Geografica Protetta richiede che almeno una fase della lavorazione avvenga nell’area di riferimento. I tipi di pasta che sono riconosciuti come IGP sono: Seadas di Sardegna, Cappellacci di zucca ferraresi, Culurgiones d’Ogliastra, Pasta di Gragnano, Pizzoccheri della Valtellina, Maccheroncini di Campofilone.
Una STG tutela un metodo di produzione o una ricetta tradizionale, non il territorio in cui viene prodotta. Pertanto, il valore della STG sta nella tradizionalità della composizione o del processo produttivo, ma il prodotto può essere realizzato ovunque, anche fuori dal territorio di origine, purché vengano rispettate le regole del disciplinare.
Questa è la differenza chiave rispetto a DOP e IGP, che invece tutelano il legame tra prodotto e territorio geografico.
Al momento risultano quattro STG italiane registrate: la Mozzarella Tradizionale (categoria formaggi), la Pizza Napoletana (categoria panificazione, nello specifico codifica metodo, impasto, cottura e caratteristiche tecniche), l’Amatriciana Tradizionale (nella categoria salse pronte/condimenti), Vincisgrassi alla Maceratese (categoria piatti pronti).
A livello nazionale, ci sono poi i PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali, prodotti legati alla tradizione locale ma che non hanno certificazione europea. Le caratteristiche principali sono:
- Riconoscimento solo nazionale.
- Non esiste un disciplinare rigido: si valorizza la tradizionalità (almeno 25 anni di uso).
- Nessuna tutela legale forte come per le IG.
- Lista aggiornata ogni anno dalle Regioni.
Molte paste fresche regionali (es. trofie, pizzoccheri, orecchiette tradizionali) sono registrate come PAT a livello regionale ed anche il famoso tiramisù è riconosciuto come PAT del Veneto (tiramisù di Treviso) nel 2024, con la ricetta originale (uova, zucchero, mascarpone, savoiardi, caffè e cacao). Rientrano nei PAT anche il Mascarpone e i Savoiardi, essenziali per la ricetta del tiramisù.
CONCLUSIONE
La proprietà intellettuale non è solo una protezione legale: è un vero strumento di competitività culturale ed economica.
Come scriveva Pellegrino Artusi, “La cucina è un’arte che si impara con la pratica” e nelle giornate olimpiche quell’arte ha brillato. Così, accanto alle medaglie, anche la cucina italiana ha ottenuto il suo trionfo silenzioso ma universale.
E per chiudere in bellezza, di seguito la ricetta per il tiramisù!
Dosi per circa 6 persone: 300g di mascarpone; 3 tuorli d’uovo fresco (no albume); zucchero semolato 100g; 200g biscotti savoiardi; caffè; cacao amaro in polvere
Procedimento: Sbattere i tuorli d’uovo con lo zucchero; Unire il mascarpone ottenendo una crema morbida; Inzuppare i savoiardi con il caffè e disporli in uno strato; Ricoprire lo strato di savoiardi con la crema e ripetere l’operazione terminando con uno strato di crema; Porre in frigorifero per almeno 10 ore; Cospargere infine con cacao amaro prima di servire.
Buon appetito e diffidate dalle imitazioni!
©THINX SRL – Febbraio 2026
