Etichettatura: Origine della carne suina anche per i prodotti trasformati e misure temporanee causa Covid-19

Dalla metà del mese di novembre 2020, secondo il D.M. 6 agosto 2020 (pubblicato in Gazzetta il 16 settembre 2020) sarà obbligatorio riportare in etichetta l’indicazione del luogo di provenienza delle carni suine trasformate (per esempio würstel, prosciutti, salami, salsicce ecc.). Per il momento, la nuova norma ha carattere sperimentale ed è valida sino al 31 dicembre 2021.

In particolare, le indicazioni che dovranno essere presenti sull’etichetta, faranno riferimento al paese di nascita, di allevamento e di macellazione dei suini.

Quando la carne appartiene a suini nati, allevati e macellati nel medesimo Paese, l’indicazione in etichetta potrà essere per esempio anche nella forma semplificata di “Origine Italia” (o nome di altro Stato). Dunque, la dicitura “100% italiano“ sarà utilizzabile solo se i suini sono nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.

Qualora la carne derivi invece da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione Europea, l’indicazione prevista dal DM potrà apparire in etichetta anche nella forma generica: “Origine UE”. Se la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più non appartenenti all’Unione, potrà essere utilizzata anche la forma: “Origine extra UE”.

Per quanto attiene alle modalità di etichettatura in relazione all’origine della carne suina, l’indicazione del luogo di provenienza dovrà essere apposta nel campo visivo principale e stampata in modo tale da risultare “facilmente visibile e chiaramente leggibile”, senza essere in alcun modo nascosta, oscurata, limitata o separata da altre indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire.

Le predette indicazioni non valgono però per i prodotti DOP e IGP. Tuttavia, se i DOP sono comunque tutelati, perché per legge devono provenire da animali nati allevati e macellati in Italia (come nel caso dei prosciutti di Parma e San Daniele e dei salumi di Varzi, ecc.), lo stesso non vale per gli alimenti IGP, per cui basta che una sola tra le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga nell’area geografica delimitata per ottenere il marchio (per esempio il Cotechino di Modena IGP può essere lavorato in Italia, ma venire prodotto anche con maiali non italiani).

Per quanto attiene infine alle disposizioni transitorie, il D.M. del 6 agosto 2020 prevede che le carni suine immesse sul mercato od etichettate in data antecedente al 16 novembre 2020 p.v. senza soddisfare i sopra descritti requisiti di indicazione dell’origine, potranno essere commercializzate sino ad esaurimento delle scorte o, comunque, entro il termine di conservazione già previsto in etichetta.

A riguardo, in considerazione delle segnalazioni di difficoltà pervenute dalle associazioni imprenditoriali di settore ad ottemperare per tempo ai predetti obblighi a causa dell’attuale fase di emergenza sanitaria da Covid-19, con la circolare del 13 novembre 2020, il MISE ha previsto la possibilità per le imprese di poter utilizzare fino alla data del 31 gennaio 2021 le scorte esistenti degli imballaggi e delle etichette non conformi al D.M. 6.8.2020,  che risultino nella loro disponibilità a seguito di contratti stipulati prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.M. stesso.

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Il nuovo “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa” e i marchi di interesse storico nazionale

L’art. 43 della Legge 17 luglio 2020, n. 77 di conversione del c.d. Decreto Rilancio (pubblicato in Gazzetta il 18 luglio 2020; il testo coordinato è stato ripubblicato in GU del 29.07.2020) ha sostituito il “Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale” con il “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa”.

L’art. 43 ha altresì abrogato l’articolo 185-ter (Valorizzazione dei marchi storici nelle crisi di impresa) del decreto legislativo 10 febbraio 2005 n.30 e il relativo “Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale”. Con l’attuale Fondo viene meno l’obbligo di informativa preventiva al Ministero dello Sviluppo Economico (e le relative sanzioni pecuniarie in caso di inosservanza di tale obbligo) in caso di cessazione o delocalizzazione delle attività produttive e si attiverà unicamente su richiesta delle imprese interessate, con obbligo di darne notizia al Ministero solo in caso di richiesta di accesso al fondo. Occorre ancora attendere la pubblicazione dei provvedimenti attuativi del MISE che stabiliscono i criteri, le modalità di gestione e di funzionamento del Fondo. Sembrano, tuttavia, essere venute meno le principali perplessità e criticità che si opponevano all’iscrizione nel registro dei marchi storici di interesse nazionale.  Di seguito analizzeremo le caratteristiche del nuovo “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa” e del Registro dei marchi storici di interesse nazionale.

1. FONDO PER LA SALVAGUARDIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI E LA PROSECUZIONE DELL’ATTIVITÀ D’IMPRESA

1.1 Finalità

Il Fondo è finalizzato al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritti nell’apposito registro presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ai sensi dell’art. 185-bis del CPI ed anche a società di capitali, aventi un numero di dipendenti non inferiore a 250, che si trovino in uno stato di difficoltà economico-finanziaria. Secondo il Ministero dello Sviluppo economico questa misura è volta a sostenere l’occupazione dei lavoratori e la prosecuzione dell’attività di impresa nei casi in cui la cessazione o la delocalizzazione dell’attività fuori dal territorio nazionale produca un rilevante impatto socio-economico.

Per le suddette finalità all’art. 43 è stata prevista una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020. Il decreto di agosto all’art. 60 co. 3 ha incrementato la dotazione del fondo di ulteriori 200 milioni.

1.2 Modalità operativa

Il  Fondo opera attraverso interventi nel capitale di rischio delle imprese, effettuati a  condizioni  di  mercato,  nel  rispetto  di quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione europea  2014/C 19/04 (recante  orientamenti  sugli  aiuti  di  Stato  destinati   a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio), nonché attraverso  misure  di   sostegno al   mantenimento   dei   livelli occupazionali, in  coordinamento  con  gli  strumenti  vigenti  sulle politiche attive e passive del lavoro.

Le imprese che presentano i requisiti richiesti dovranno inviare un dossier al Ministero dello Sviluppo Economico, contenente informazioni sugli interventi ammissibili:  a) le azioni che intendono porre in essere per ridurre gli impatti occupazionali, ad esempio attraverso incentivi all’uscita, prepensionamenti, riallocazione di addetti all’interno dell’impresa o del gruppo di appartenenza dell’impresa;  b)  le imprese   che   abbiano   già   manifestato   interesse all’acquisizione della società o alla prosecuzione dell’attività d’impresa ovvero le azioni che intendono porre in essere per trovare un possibile acquirente, anche mediante attrazione di investitori stranieri;  c) le opportunità per i dipendenti di presentare una proposta di acquisto ed ogni altra possibilità di recupero degli asset da parte degli stessi.

1.3 Criteri e modalità di gestione e di funzionamento del Fondo

Il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, stabiliscono i criteri e le modalità di gestione e di funzionamento del Fondo, nonché le procedure per l’accesso ai relativi interventi, dando priorità alle domande che impattano maggiormente sui profili occupazionali e sullo sviluppo del sistema produttivo.  Ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, la Commissione europea ha approvato il regime italiano di sostegno alle operazioni di ristrutturazione delle piccole e medie imprese (PMI). Attualmente il sostegno nel quadro del regime può essere concesso solo alle PMI in difficoltà, quali definite nelle norme sugli aiuti di Stato, titolari di marchi storici di interesse nazionale o che svolgono attività economiche di importanza strategica. Il regime riguarda in particolare l’attuazione delle disposizioni dell’articolo 43 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa” per le PMI. La decisione non copre il sostegno sotto forma di aiuti alla ristrutturazione a favore delle grandi imprese.

2. REGISTRO DEI MARCHI STORICI DI INTERESSE NAZIONALE

2.1 Requisiti e soggetti autorizzati

Possono ottenere l’iscrizione nel registro dei marchi storici di interesse nazionale, i titolari o licenziatari esclusivi di marchi d’impresa registrati da almeno cinquanta anni oppure per i quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni (c.d. “marchio di fatto”), utilizzati per la commercializzazione di prodotti o servizi realizzati in un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata al territorio nazionale.

L’iscrizione ha durata illimitata, non è soggetta a rinnovo e può essere oggetto di richiesta di cancellazione da parte del titolare o del licenziatario tramite apposita istanza di rinuncia, da depositare con le stesse modalità di deposito dell’istanza di iscrizione.

Con l’iscrizione al registro speciale si acquisisce la facoltà di utilizzare, per finalità commerciali e promozionali, il logo Marchio storico di interesse nazionale  Il logo, che non costituisce un titolo di proprietà industriale, può essere affiancato al marchio iscritto nel registro speciale senza alterarne la rappresentazione e può essere utilizzato solo con riferimento ai prodotti e servizi cui si riferisce il marchio iscritto nel registro speciale.

2.2. Modalità operative

In data 7 aprile 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale che definisce le modalità operative per presentare istanza di iscrizione al registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale.

L’istanza può essere presentata direttamente dall’interessato o attraverso un rappresentante o mandatario abilitato ex art. 201 Decreto Legislativo 10 febbraio 2005 n. 30.

Occorre preparare un’istanza di iscrizione al registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale che andrà depositata presso l’UIBM esclusivamente in via telematica al link https://servizionline.uibm.gov.it, previo  pagamento dell’imposta di bollo di importo pari a 15 euro da assolvere secondo le modalità indicate dal sistema di deposito telematico.

Se il marchio per cui si richiede l’iscrizione è registrato, allora l’istanza di iscrizione deve essere accompagnata dal verbale di primo deposito in Italia o dal verbale di rinnovazione meno recente disponibile, dalla riproduzione dell’esemplare del marchio e da tutta la documentazione inerente alle modifiche (limitazioni o rinunce parziali) dei prodotti/servizi protetti.

Se il marchio per cui si richiede l’iscrizione non è registrato allora l’istanza di iscrizione deve essere accompagnata dalla riproduzione dell’esemplare del marchio, dalla documentazione di cui all’art. 178, comma 4, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 e all’art. 53, comma 4, del decreto ministeriale 13 gennaio 2010, n. 33, a dimostrazione dell’uso effettivo e continuativo per almeno cinquanta anni, precisando i prodotti e servizi cui ci si riferisce secondo la classificazione Internazionale di Nizza. Detta documentazione può consistere nella presentazione di campioni di imballaggi, etichette, listini di prezzi, cataloghi, fatture, documenti di spedizione o esportazione, fotografie, inserzioni su giornali e dichiarazioni scritte e mezzi similari.

2.3 Istruttoria

L’Ufficio, ricevuta l’istanza con la documentazione allegata, effettua l’istruttoria volta a verificare che il marchio sia registrato da almeno cinquanta anni e rinnovato con continuità nel tempo o, nel caso di marchio non registrato, che vi sia un uso effettivo e continuativo da almeno cinquanta anni.

Nel caso in cui l’istanza sia presentata dal solo licenziatario esclusivo e non vi sia evidenza dell’assenso del titolare del marchio, l’Ufficio italiano brevetti e marchi, prima di decidere sull’iscrizione, acquisisce elementi da entrambi i soggetti, assicurando in ogni caso prevalenza all’orientamento del titolare.

L’Ufficio, nelle ipotesi di carenza di documentazione e, in ogni caso, ove ritenuto necessario, procede a emettere rilievo assegnando un termine per la risposta non superiore a venti giorni.

Al termine dell’istruttoria, che si conclude entro 60 giorni nel caso di marchio registrato o entro 180 giorni nel caso di marchio non registrato, l’Ufficio decide sull’istanza di iscrizione con un provvedimento di accoglimento o di rifiuto.

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Uso del marchio in forma diversa da quella registrata

Il titolare di un marchio registrato dovrebbe, in linea di principio, usare il segno così come registrato. È però tutt’altro che infrequente che il marchio venga utilizzato in maniera diversa nell’esercizio dell’attività d’impresa per rispondere ad esigenze perlopiù commerciali che richiedono di riadattare il segno, ad esempio, con mutamenti stilistici o usandolo congiuntamente ad altri elementi grafici o verbali.

È importante che le modifiche che di volta in volta si apportano al marchio utilizzato siano oggetto di una riflessione. Le stesse infatti non sono prive di rischi dal momento che l’uso concreto che si fa del segno registrato può essere valutato dagli Uffici della proprietà intellettuale e dei tribunali nell’ambito di procedure di opposizione o di decadenza con conseguenze impattanti la registrazione.

L’ordinamento europeo consente una certa flessibilità sul tema e ammette l’utilizzazione del marchio anche in forme diverse, precisamente in tutte quelle che non alterano il carattere distintivo del segno nella forma in cui esso è stato registrato (articoli 18 RMUE e 16 DMUE). Capire quando una variazione sia tale da modificare il carattere distintivo del marchio registrato è stata oggetto di diverse interpretazioni da parte dei vari Uffici della proprietà intellettuale che hanno dato vita a decisioni divergenti e talvolta contrastanti.

Con l’obiettivo di far venir meno l’incertezza che si è creata e avere conclusioni sempre più simili e prevedibili da parte degli Uffici degli stati membri, lo scorso 15 ottobre 2020 è stata pubblicata la Prassi ComuneCP8: Use of a trade mark in a form differing from the one registered” redatta dall’EUIPN (European Union Intellectual Property Network) nella quale si individuano dei principi generali per valutare i cambiamenti apportati al marchio utilizzato e i loro effetti sul carattere distintivo.

Con la Prassi Comune si è stabilito che nel valutare se il segno utilizzato costituisca una variante accettabile della sua forma registrata, occorre procedere per fasi.

In primo luogo, si deve compiere una valutazione del segno registrato, individuando gli elementi che contribuiscono al suo carattere distintivo e definendo il loro grado di distintività. In secondo luogo, occorrerà condurre una comparazione diretta dei segni, mettendo a confronto quello registrato e quello utilizzato.

A questo punto si dovrà verificare se gli elementi distintivi in precedenza individuati sono presenti e/o modificati, valutare le modifiche, le aggiunte o le omissioni, prendendo in considerazione anche l’impressione complessiva prodotta dai segni.

La Prassi Comune offre molti esempi che dimostrano quando la variazione subita dal marchio può determinare un’alterazione del carattere distintivo. Si stabilisce, ad esempio, che:

  • la rappresentazione specifica del marchio denominativo, quale la sua rappresentazione in un carattere tipografico particolare, la stilizzazione, la dimensione, i colori o la posizione, non altera il carattere distintivo del marchio denominativo registrato purché la parola resti identificabile in quanto tale nella forma utilizzata. Quando il marchio denominativo non è più identificabile, il carattere distintivo del segno registrato risulta alterato:
  • altera poi il carattere distintivo l’aggiunta di un elemento distintivo che interagisce con il segno registrato in modo tale che non possa più essere percepito in modo indipendente:

Gli esempi che intendono illustrare i principi della prassi comune sono consultabili qui.

Sebbene la Prassi Comune stabilisca che i principi enunciati sono concepiti per essere di applicazione generale e mirano a trattare la maggior parte dei casi, occorre tener presente che la valutazione delle alterazioni del carattere distintivo di un marchio dovranno essere sempre valutate caso per caso.

L’Italia implementerà la prassi comune a partire dal 15 gennaio 2021.

Questa Prassi, oltre ad essere una guida per gli esaminatori chiamati a valutare l’uso dei segni in forme diverse da quelle registrate affinché giungano ad un risultato simile e prevedibile e – auspicabilmente – anche per i tribunali, rappresenta uno strumento utile di riflessione anche per i titolari di marchi registrati che necessitano di adattare costantemente i propri segni alle esigenze di commercializzazione e di promozione dei prodotti o dei servizi con essi contraddistinti.

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Fonte: Rete europea dei marchi e dei disegni e modelli – 28 Maggio 2020

© THINX Srl  – Novembre 2020

Rivalutazione beni immateriali

Il Decreto Rilancio di agosto (D. L.104 del 2020 convertito in legge il 13.10.2020 n. 126) all’art. 110 prevede che le società di capitali e gli altri enti commerciali residenti, anche in deroga all’articolo 2426 del codice civile e delle altre disposizioni vigenti in materia, possono rivalutare i propri beni materiali e immateriali (quali marchi, brevetti, ecc.) e le partecipazioni in società controllate e collegate iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie.

Si tratta di un’opportunità unica per le imprese che vale la pena approfondire.

L’ambito soggettivo riguarda:

  • società di capitali;
  • enti commerciali residenti;
  • società di persone;
  • imprese individuali;
  • enti non commerciali residenti;
  • soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia.

Sul piano oggettivo provvedimenti di questa natura non sono nuovi, ma a differenza di simili disposizioni passate, l’ambito oggettivo è esteso indistintamente a ciascun singolo bene d’impresa senza l’obbligo di rivalutare necessariamente tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea (ad esempio anche un solo marchio o brevetto). Sono esclusi dall’ambito di applicazione i beni immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa.

La misura in oggetto, inoltre, risulta conveniente in quanto consente ai soggetti destinatari dell’agevolazione di poter scegliere se:

  • rivalutare i beni con effetti solo civilistici senza oneri: in questo caso la rivalutazione avrà solamente valenza contabile;
  • rivalutare i beni con rilevanza fiscale a fronte del pagamento un’imposta sostitutiva con aliquota molto agevolata (3%), da calcolarsi sul valore della rivalutazione, che permette di godere già dall’esercizio 2021 della deducibilità fiscale degli ammortamenti sorgenti e di ridurre il carico fiscale sulle plusvalenze derivanti dalla eventuale cessione dei beni oggetto di rivalutazione purché la vendita sia successiva al 1° gennaio 2024;
  • affrancare la riserva di rivalutazione, la quale dovrà essere subordinata al pagamento di un’imposta sostitutiva.

Per effettuare la rivalutazione, gli immateriali devono essere iscritti nel bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019. La rivalutazione si esegue nel bilancio 2020.

 

© THINX Srl – Novembre 2020

Brexit: l’impatto sui marchi

Il prossimo 31 dicembre 2020 scatterà la fine del periodo di transizione e il diritto dell’UE non verrà più applicato al Regno Unito e al suo territorio con importanti conseguenze in diversi settori, tra cui quello della proprietà intellettuale. Di seguito spiegheremo quali saranno gli effetti sui marchi dell’Unione Europea e sui marchi internazionali designanti l’UE, distinguendo tra quelli registrati e non al 31.12.2020.

MARCHI UE GIÀ REGISTRATI AL 31.12.2020

L’accordo di recesso prevede che il titolare di un marchio UE già registrato prima della fine del periodo di transizione, diventa, senza alcun riesame, titolare di un marchio equiparabile, registrato nel Regno Unito secondo il diritto di detto Stato.

Al 1° gennaio 2021 assisteremo, dunque, alla creazione di marchi equivalenti (cd. “comparable UK trademarks”) per ciascun marchio UE registrato. La creazione di queste registrazioni sarà automatica e gestita direttamente dall’Intellectual Property Office del Regno Unito (UKIPO). Non sarà necessario presentare alcuna domanda e non servirà pagare alcuna tassa.

I marchi equivalenti acquisiranno la data di deposito del marchio UE e l’UKIPO inserirà automaticamente nel Registro anche un’eventuale data di priorità o di preesistenza rivendicata dal marchio originario. Rimarrà, inoltre, identica a quella del marchio UE anche la data di rinnovo del marchio equivalente. È da tener presente che il marchio equivalente verrà creato anche se il marchio UE è scaduto ma al 1° gennaio 2021 può ancora beneficiare del periodo di grazia di 6 mesi.

Tali marchi, che saranno distinguibili dalle registrazioni esistenti nel Regno Unito grazie al prefisso “UK009” aggiunto al numero del marchio UE, verranno trattati alla stregua di un marchio registrato nazionale e saranno totalmente indipendenti dai marchi UE originari.

Nel caso in cui il titolare del marchio equivalente automaticamente creato e registrato dall’UKIPO non sia interessato a mantenerlo, potrà effettuare l’opt-out a partire dal 1° gennaio 2021 (e non prima della Brexit), depositando apposita domanda presso l’UKIPO.

Qualora il titolare del marchio equivalente abbia, invece, interesse a mantenere questo titolo, dovrà nominare un rappresentante nel Regno Unito affinché questo possa prendere in carico il marchio equivalente.

Occorrerà, inoltre, monitorare le date per il rinnovo. Se il marchio equivalente ha una scadenza successiva al 1° gennaio 2021 e vi sia la volontà di rinnovare la registrazione, sarà necessario procedere con il rinnovo direttamente all’UKIPO. Se il marchio equivalente scadrà 6 mesi dopo la Brexit, il titolare del marchio equivalente riceverà anche un avviso di rinnovo dall’UKIPO.

Qualora il marchio UE sia scaduto e al 1° gennaio 2021 sia nel periodo di grazia di sei mesi, il rinnovo andrà invece fatto all’EUIPO. L’UKIPO rinnoverà automaticamente anche il marchio equivalente. Se, al contrario, il marchio UE non verrà rinnovato nel periodo di grazia, l’UKIPO dovrà rimuovere dal registro il relativo marchio equivalente.

MARCHI UE ANCORA PENDENTI AL 1° GENNAIO 2021

L’UKIPO non creerà un marchio equivalente in modo automatico come accadde per i marchi già registrati. Ci saranno 9 mesi di tempo a decorrere dal 1° gennaio 2021 per depositare una nuova domanda di registrazione presso l’UKIPO creando una domanda di marchio equivalente che mantenga la data di deposito della domanda UE e che benefici della data di priorità o preesistenza se rivendicata dal marchio UE. Si tratterà di una domanda di registrazione nazionale. Per questo si dovranno pagare le tasse ufficiali di deposito e attendere l’iter di nuova procedura di esame condotta dall’UKIPO.

Qualora la domanda nazionale sia depositata dopo il 30.09.2021, il marchio UK avrà una propria data di deposito e non potrà godere della priorità o preesistenza eventualmente rivendicate dal marchio UE.

 PROCEDIMENTI PENDENTI DINANZI L’EUIPO AL 31.12.2020

Opposizioni fondate esclusivamente su marchi anteriori UK

A seguito della Brexit i procedimenti di opposizione pendenti fondati esclusivamente su marchi UK verranno automaticamente conclusi, in quanto i marchi UK non potranno più costituire delle anteriorità rilevanti ai fini di un’opposizione di un marchio UE. La domanda di marchio UE procederà pertanto a registrazione. Se il titolare del marchio UE vorrà ottenere protezione anche nel Regno Unito, dovrà procedere con il deposito di una domanda di registrazione nazionale presso l’UKIPO entro il 30.09.2021. In questo caso se la domanda supererà l’esame e verrà pubblicata, la parte che aveva opposto il marchio UE potrà avviare un nuovo procedimento di opposizione davanti all’UKIPO, secondo la legislazione del Regno Unito.

Opposizioni fondate su marchi anteriori UK e marchi UE o altri marchi nazionali

A seguito della Brexit i procedimenti di opposizione pendenti fondati non esclusivamente su marchi UK continueranno il loro corso. Semplicemente, il marchio UK non verrà preso in considerazione come base dell’opposizione che si considererà fondata esclusivamente sugli altri marchi non UK. Se il titolare del marchio UE opposto depositerà una domanda di registrazione per lo stesso marchio in UE, quest’ultimo, a seguito di pubblicazione, potrà essere nuovamente opposto sulla base della legislazione locale. In tal caso vi saranno due opposizioni pendenti indipendenti tra loro.

Opposizioni fondate su marchi anteriori UE o altri marchi nazionali non UK

A seguito della Brexit i procedimenti di opposizione pendenti fondati su marchi UE o nazionali non UK proseguiranno il loro corso senza essere impattati dalla Brexit.

Procedimenti diretti alla cancellazione di un marchio UE

Qualora, al 31.12.2020, sia ancora in corso un’azione di nullità o decadenza contro un marchio UE e il marchio venga dichiarato nullo o revocato, anche il corrispondente marchio equivalente registrato nel Regno Unito sarà dichiarato nullo o revocato. Tuttavia, se i motivi del procedimento di cancellazione non si applicano nel Regno Unito, l’UKIPO non sarà obbligato a fare eseguire la decisione sul marchio equivalente.

MARCHI INTERNAZIONALI ESTESI ALL’UNIONE EUROPEA – DESIGNAZIONE GIÀ REGISTRATA AL 31.12.2020

Come per il marchio dell’Unione Europea, anche il titolare di un marchio internazionale esteso all’UE già registrato prima della fine del periodo di transizione, diventa, senza alcun riesame, titolare di un marchio equiparabile, registrato nel Regno Unito secondo il diritto di detto Stato, che sarà riconoscibile grazie al prefisso “UK008”. Si tratterà di un marchio nazionale (non di una designazione), totalmente indipendente dalla registrazione internazionale originaria.

La data di deposito e registrazione del marchio equivalente corrisponderanno alla data della registrazione internazionale. Lo stesso vale per la data di rinnovo. Se l’UE è stata, però, designata a posteriori, le date di deposito e registrazione coincideranno con la data in cui la richiesta di designazione a posteriori è stata registrata nel Registro internazionale. Questa data verrà adottata anche ai fini dei futuri rinnovi.

In aggiunta a quanto scritto in riferimento al marchio UE, il titolare del marchio equivalente automaticamente creato da una registrazione internazionale designante l’UE potrà, ai sensi dell’Articolo 4bis del Protocollo designare il Regno Unito nella registrazione internazionale che ha portato alla creazione di un marchio equivalente. Ai sensi dell’articolo 4bis del Protocollo, tale registrazione internazionale sostituirebbe il marchio equivalente del Regno Unito, consentendo al titolare di riacquistare i vantaggi della gestione centralizzata. Il titolare può richiedere all’UKIPO di prendere atto di tale sostituzione nel Registro del Regno Unito.  Occorre, tuttavia, evidenziare che, mentre il marchio equivalente nel Regno Unito verrà automaticamente creato dalla registrazione internazionale originaria designante l’UE, una successiva designazione del Regno Unito sarà soggetta all’esame dell’UKIPO e successiva pubblicazione ai fini dell’opposizione.

MARCHI INTERNAZIONALI ESTESI ALL’UNIONE EUROPEA – DESIGNAZIONE ANCORA PENDENTE AL 1° GENNAIO 2021

L’UKIPO non creerà un marchio equivalente in modo automatico, ma sarà onere del titolare del marchio internazionale depositare una nuova domanda di registrazione presso l’UKIPO per ottenere tutela nel Regno Unito. Se il deposito avverrà entro 9 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2021, il marchio nazionale UK manterrà la data di deposito del marchio internazionale o della designazione a posteriori dell’UE e potrà godere della priorità o preesistenza eventualmente rivendicate da quest’ultima.

 

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© THINX Srl  – Ottobre 2020

Accordo storico tra EU e Cina per la tutela delle indicazioni geografiche

 Il 14 settembre è stato firmato il primo significativo accordo bilaterale tra Unione Europea e Cina per il mutuo riconoscimento di prodotti alimentari a indicazione geografica protetta (IG).

Si tratta di un accordo di fondamentale importanza per la cooperazione economica e commerciale tra l’Unione Europea e la Cina.

L’intesa prevede il riconoscimento di 100 prodotti cinesi come IG, tra cui ad esempio Pixian Dou Ban (Pasta di fagioli Pixian), Anji Bai Cha (Tè bianco Anji), Panjin Da Mi (Riso Panjin) e Anqiu Da Jiang (Zenzero Anqiu). L’elenco UE delle IG da proteggere in Cina comprende prodotti quali Cava, Champagne, Feta, Irish whiskey, Münchener Bier, Ouzo, Polska Wódka, Porto e Queso Manchego.

Tra le 100 indicazioni geografiche europee che saranno tutelate in Cina, vi sono ben 26 DOP e IGP italiane tra cui Prosciutto di Parma, San Daniele, Bresaola della Valtellina, Asiago, Soave, Gorgonzola, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, la Mozzarella di Bufala Campana, il Pecorino Romano, il Taleggio, il Chianti, il Barolo e il Brunello di Montalcino, solo per citarne alcuni, ma anche il Prosecco – Conegliano Valdobbiadene, il Dolcetto d’Alba o il Franciacorta.

L’accordo prevede l’estensione della lista per proteggere ulteriori 175 prodotti di ciascuna parte entro i quattro anni successivi all’entrata in vigore dell’accordo stesso.

Il mercato cinese ha un potenziale di crescita elevato per le bevande e i prodotti alimentari europei, grazie ad una classe media in aumento che apprezza i prodotti europei autentici e di alta qualità.

Pertanto, l’intesa raggiunta contribuirà a rafforzare le relazioni commerciali tra Europa e Cina e fornirà una protezione più ampia alle indicazioni geografiche europee in Cina, apportando importanti benefici al settore agroalimentare, e vantaggi ai consumatori di entrambe le parti garantendo l’origine, la qualità e l’autenticità del prodotto.

Dopo l’approvazione del Parlamento europeo, l’accordo sarà ufficialmente adottato dal Consiglio per entrare in vigore all’inizio del 2021.

 

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© THINX Srl  – Settembre 2020

Marchi tridimensionali e carattere distintivo

QUANDO LA FORMA NON E’ DISTINTIVA DI PER SE’

Gli uffici di PI aderenti alla rete europea dei marchi, disegni e modelli nel proseguire la propria collaborazione nell’ambito del programma di convergenza attualmente hanno concordato una prassi comune per quanto concerne il carattere distintivo dei marchi tridimensionali (marchi di forma) contenenti elementi denominativi e/o figurativi quando la forma non è distintiva di per sé, allo scopo di stabilire una soglia minima per il carattere distintivo dei marchi di forma quando la forma stessa non è distintiva.

L’ambito al quale si applica la prassi comune è la valutazione, in sede di esame degli impedimenti assoluti, del carattere distintivo intrinseco globale dei marchi di forma, che sono costituiti da una forma non distintiva dei prodotti stessi, del loro imballaggio o dei loro contenitori nonché da altri elementi compresi nella forma.

Esulano, invece, dall’ambito di applicazione della stessa:

  • la valutazione del carattere distintivo della forma;
  • la valutazione del carattere distintivo degli elementi da soli;
  • gli effetti sugli impedimenti relativi;
  • il carattere distintivo acquisito;
  • le forme o altre caratteristiche imposte dalla natura dei prodotti, necessarie per ottenere un risultato tecnico o che danno un valore sostanziale ai prodotti (articolo 4, paragrafo 1, lettera e), della direttiva).

Secondo la prassi comune, nell’esame del carattere distintivo dei marchi di forma di cui si discute, gli esaminatori dovranno osservare le seguenti 2 fasi.

  1. L’Ufficio dovrà identificare tutti gli elementi cui si estende il marchio di forma e i loro caratteri distintivi intrinseci, che ai fini della comunicazione comune sono:
    • elementi denominativi e figurativi;
    • colori (singoli o combinazioni di colori);
    • una combinazione di fattori ed elementi.
    • Se la forma si estende ad elementi denominativi/figurativi, nell’identificazione e valutazione del carattere distintivo si terrà conto:
      • della dimensione/proporzioni degli elementi rispetto alla forma.
      • il contrasto dell’elemento rispetto alla forma.
      • della posizione dell’elemento nella forma.
    • Se una forma si estende a colore o combinazione di colori, si terrà conto della particolare disposizione sulla forma specifica. Nel valutare il carattere distintivo di un colore, occorre tener conto dell’interesse generale a non restringere indebitamente la disponibilità di colori per gli altri operatori che offrono prodotti o servizi del genere di quelli oggetto della domanda di registrazione.
    • Esistono situazioni in cui un marchio di forma contiene più di uno degli elementi esaminati. Inoltre, in taluni casi più di uno dei suddetti fattori risultano rilevanti al fine di determinare l’impatto degli elementi sul carattere distintivo del segno. In tutte le situazioni, il carattere distintivo del segno dipenderà dall’impressione complessiva prodotta dalla combinazione di tali fattori ed elementi.
  2. Infine, l’esaminatore dovrà basare la valutazione del carattere distintivo sull’impressione generale della combinazione della forma e degli elementi cui si estende, in relazione ai prodotti in questione e in considerazione della percezione del consumatore, che può essere influenzata dalle specifiche realtà del mercato.

Ascolta il podcast:

Distinctiveness of 3D Trademarks when the shape is not distinctive in itself

Fonte: Rete europea dei marchi e dei disegni e modelli – 1 Aprile 2020

© THINX Srl  – Luglio 2020

Bandi Uibm per la concessione di agevolazioni per favorire le piccole medie imprese

Il MISE, riscontrato il forte interesse da parte del sistema imprenditoriale nei confronti degli interventi agevolativi in oggetto, ha decretato la riapertura dei bandi Marchi+3, Disegni+4 e Brevetti+, chiusi per esaurimento delle risorse finanziarie nei mesi scorsi.

Bando Brevetti+

Il bando Brevetti+ sarà nuovamente operativo a partire dalle ore 12:00 del 21 ottobre 2020. Le domande di agevolazione, già presentate alla data del 31 gennaio 2020 e che non hanno trovato copertura finanziaria con le risorse stanziate, saranno immediatamente avviate all’esame istruttorio da parte del soggetto gestore. Le nuove domande devono essere presentate compilando il form on line che sarà attivo dalle ore 12:00 del 21 ottobre 2020 fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Bando Marchi +3

Il bando Marchi+3 sarà nuovamente operativo a partire dalle ore 9:00 del 30 settembre 2020. Le domande di agevolazione, già presentate alla data del 10 giugno 2020 e per le quali è stato attribuito il numero di protocollo on line ma che non hanno trovato copertura finanziaria con le risorse stanziate, saranno immediatamente avviate all’esame istruttorio. Le nuove domande devono essere presentate compilando il form on line che sarà attivo dalle ore 9:00 del 30 settembre 2020 fino ad esaurimento delle risorse disponibili e consentirà di acquisire il numero di protocollo da riportare nella domanda.

Bando Disegni + 4

Il bando Disegni+4 di cui alle premesse sarà nuovamente operativo a partire dalle ore 9:00 del 14 ottobre 2020. Le domande di agevolazione, già presentate alla data del 27 maggio 2020 e per le quali è stato attribuito il numero di protocollo on line ma che non hanno trovato copertura finanziaria con le risorse stanziate, saranno immediatamente avviate all’esame istruttorio. Le nuove domande devono essere presentate compilando il form on line che sarà attivo dalle ore 9:00 del 14 ottobre 2020 fino ad esaurimento delle risorse disponibili e consentirà di acquisire il numero di protocollo da riportare nella domanda.

 

I consulenti di THINX sono a completa disposizione di tutti coloro che hanno necessità di supporto per la partecipazione ai predetti Bandi.

Per maggiori informazioni puoi contattarci a: info@thinx.expert

 

Puoi consultare altresì il seguente link: https://uibm.mise.gov.it/index.php/it/43-milioni-di-euro-per-valorizzare-brevetti-marchi-e-disegni-riapertura-dei-termini-per-le-domande-di-contributo

 

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E-commerce 2020 – Nuovi mercati per le imprese lombarde

Crescere con l’E-commerce? Possibile: grazie a nuove opportunità per le imprese lombarde!

Le MPMI che intendono sviluppare e consolidare la propria posizione sui mercati tramite lo strumento dell’E-commerce trovano appoggio da Regione Lombardia e Camere di commercio lombarde: queste intendono incentivare l’accesso a piattaforme cross border (B2B e/o B2C) e/o sistemi e-commerce proprietari (siti e/o app mobile).

Beneficiari

Questa occasione è riservata a micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Lombardia: devono essere iscritte e attive al Registro Imprese delle Camere di Commercio della Lombardia al momento dell’erogazione del contributo.

Incentivi Ammissibili

Sono ammesse al contributo diverse voci di spesa, quali:

  1. accesso a servizi di vendita online: tariffe di registrazione e/o quote determinate in percentuale sulle transazioni effettivamente realizzate, sostenute durante il periodo di validità del progetto;
  2. analisi di fattibilità del progetto: con particolare riferimento alle esigenze di adeguamento amministrativo, organizzativo, formativo, logistico, di acquisizione di strumenti e servizi;
  3. organizzazione di interventi specifici di formazione del personale;
  4. acquisizione e impiego di forme di smart payment;
  5. realizzazione di una strategia di comunicazione, informazione e promozione per il canale export digitale: con specifico riferimento al portafoglio prodotti, ai mercati esteri e ai siti di vendita online prescelti – predisposizione di schede prodotto, tutorial, gallery fotografiche, webinar, presentazione degli articoli e relative traduzioni in lingua;
  6. progettazione, sviluppo e/o manutenzione di sistemi e-commerce proprietari: siti e/o app mobile, anche per quanto riguarda la sincronizzazione con canali marketplace forniti da soggetti terzi;
  7. progettazione, sviluppo e/o manutenzione di piattaforme di AR Business commerce: simulatori 3D olografici per visualizzazione ambienti, servizi, lavorazioni e prodotti;
  8. sostegno al posizionamento dell’offerta su canali commerciali digitali verso i mercati esteri selezionati;
  9. automatizzazione delle operazioni di trasferimento, aggiornamento e gestione articoli da e verso il web;
  10. raccordo tra le funzionalità operative del canale digitale di vendita prescelto e i propri sistemi CRM;
  11. protezione/registrazione marchi/articoli del portafoglio prodotti nei mercati di destinazione prescelti;
  12. campagna digital marketing ed attività di promozione sui canali digitali.

Entità dell’incentivo

Il contributo è a fondo perduto pari al 70% delle spese ammissibili, con limite massimo di 10.000 euro di contributo (ovvero max 14.200€ di spese).

Presentazione delle domande

Ogni impresa può presentare una sola domanda con un investimento minimo di 4.000€ (€2.800 di contributo. Le spese possono essere effettuate a partire dal 25 giugno 2020 e fino al 31 marzo 2021).

-Le domande devono essere presentate esclusivamente in modalità telematica con firma digitale sul sito TELEMACO entro le ore 12:00 del 11 settembre 2020. L’ordine di presentazione delle domande non dà diritto ad alcuna prelazione.

È necessario essere registrati ai servizi Telemaco. La registrazione va effettuata entro il 5 settembre 2020.

-Al momento della presentazione della domanda, le imprese interessate dovranno avere già individuato il portafoglio prodotti da proporre sul canale di vendita online, i mercati esteri di destinazione e uno o più canali specializzati di vendita online, selezionati in coerenza con gli obiettivi di prodotto e dei mercati di destinazione.

-Le aziende potranno presentare progetti relativi all’apertura e/o al consolidamento di un canale commerciale per l’export dei propri prodotti tramite l’accesso a servizi specializzati per la vendita online b2b e/o b2c:

  • forniti da terze parti, che siano retailer, marketplace o servizi di vendita privata, a condizione che la transazione commerciale avvenga tra l’azienda e l’acquirente finale;
  • realizzati all’interno del portale aziendale proprietario.

Il contributo è concesso con procedura valutativa a graduatoria secondo il punteggio assegnato al progetto.

Al termine delle attività previste, i progetti dovranno aver dimostrato l’avvio dell’attività di vendita online salvo che l’impresa, in fase di descrizione del progetto, sia in grado di dimostrare che la tipologia di prodotti e/o i mercati di riferimento rendano impossibile o non conveniente l’effettuazione delle transazioni commerciali online.

Per informazioni: D.ssa Giovanna Del Bene c/o THINX Srl – g.delbene@thinx.expert