NFT – Tra innovazione e speculazione

Da un anno a questa parte l’acronimo NFT – Non Fungible Token – si è imposto sulla scena del cosiddetto Web3 – ossia, la nuova evoluzione di Internet, basata sulla tecnologia di blockchain.

Sebbene, il concepimento risalga al 2014, gli NFT sono diventati famosi al pubblico più ampio solo un anno fa, quando l’11 marzo 2021 l’artista digitale Mike Winkelmann – meglio noto come “Beeple” – vendette un NFT per 69 Milioni di dollari.

Da allora, i volumi di acquisto e scambio di NFT di arte digitale e immagini collezionabili sono cresciuti enormemente, tanto da far ricordare la seicentesca bolla dei tulipani, e sono stati accompagnati da una buona quantità di truffe.

In effetti, a partire da metà febbraio 2022 il volume di scambi di NFT si è attenuato sensibilmente rispetto alle cifre astronomiche registrate a gennaio 2022, ma comunque l’andamento del volume di scambi mostra che l’interesse rimane piuttosto alto.  Probabilmente, l’entusiasmo di gennaio si è smorzato sulla coda del periodo di alta volatilità generalizzato delle cripto-valute, della crisi energetica e della situazione geopolitica attuale con l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni applicate alla Russia.

 

Ma cos’è un in fin dei conti NFT?

Sebbene sia spesso associato a un’immagine, un NFT non è un’immagine digitale né un altro file multimediale.

Al contrario, un NFT è più simile a una ricevuta, un documento che attesta un bene è di chi possiede l’NFT.

Se vogliamo definirlo con un po’ di buzzword, un NFT è una proof of ownership generata per mezzo di uno smart contract registrato in un blocco di una blockchain.

Chiaro no?

Cercando di spiegare in modo un po’ più chiaro, ma senza esagerare con i tecnicismi, un NFT è un’unità di dati creata da un software – chiamato smart contract – che opera direttamente su una blockchain – la quale deve supportare gli smart contract, per esempio le blockchain Ethereum o Solana.

Una volta creato l’NFT contiene un codice identificativo che permette di distinguerlo da qualsiasi altro NFT e un codice identificativo del suo possessore, o meglio di un suo portafoglio virtuale – o wallet.  L’NFT, una volta creato, non è sostanzialmente alterabile in quanto registrato sulla blockchain e può passare di mano solo attraverso transazioni registrate sulla blockchain stessa.

Gli NFT sono definiti non fungibili perché, a differenza di due banconote reali o due “monete digitali” (come i bitcoin, ecc.) che sono tra loro equivalenti e quindi intercambiabili – ossia fungibili – ogni NFT è creato in modo da essere differente da ogni altro NFT e quindi non intercambiabili – ossia, non fungibili.

Oltre al suo codice identificativo, un NFT contiene dati aggiuntivi, o metadati, nei quali è indicato il bene di cui l’NFT certifica l’autenticità o il possesso.  Tuttavia, lo spazio dedicato ai metadati è troppo ridotto per contenere un’immagine digitale o un altro documento.

Per questo, per esempio nel caso di immagini o contenuti digitali, l’immagine o il contenuto digitale di cui l’NFT attesta il possesso è memorizzato su un server o in una rete peer-to-peer (per esempio IPFS), mentre i metadati contengono semplicemente l’indirizzo a cui reperire l’immagine o il contenuto digitale e una riga di descrizione del bene.

Quindi, gli NFT non sono limitati al solo settore dell’arte digitale.

Per esempio, restando nel settore dell’informatica, gli NFT sono stati usati per creare elementi personalizzati unici per ciascun giocatore in diversi videogiochi.  In modo simile, gli NFT sono usati nel “metaverso” per rappresentare beni digitali che possono variare da “appezzamenti di terreno virtuale” (Vedi la Pavia virtuale basata sulla blockchain Cardano https://www.pavia.io) a capi d’abbigliamento e accessori virtuali.

In misura minore gli NFT sono stati proposti anche come un certificato di autenticità per beni materiali dall’abbigliamento ai prodotti alimentari.

A proposito di Brevetti

Una rapida ricerca del termine “Non Fungible Token” sui motori di ricerca brevettuali Espacenet o Google Patents restituisce intorno ai 300 titoli.

Probabilmente, il brevetto più famoso sugli NFT è il brevetto statunitense US 10,505,726 rilasciato a Nike e associato al progetto “Cryptokicks“.  Questo brevetto tutela una procedura che genera un NFT per la certificazione di autenticità per ciascun paio di scarpe vendute a garanzia di unicità. Inoltre, un’immagine digitale della scarpa è associata all’NFT, aprendo la strada a una raccolta di immagini collezionabili.

Nel prossimo futuro, è facile prevedere che il numero di titoli brevettuali a tema NFT sia destinato a crescere in modo sostanziale nei prossimi mesi, a mano a mano che saranno resi pubblici le varie domande di brevetto che saranno state depositate negli ultimi 18 mesi a seguito dell’interesse e del mercato che si è creato intorno agli NFT.

Più in generale, gli NFT si prestano ad applicazioni che hanno i requisiti delle computer implemented inventions e quindi potenzialmente brevettabili.  Inoltre, l’intero “ecosistema” degli NFT ha mostrato diversi problemi non risolti. Per esempio, un problema importante nel caso di asset digitali è la corruzione dei collegamenti ipertestuali (link rot) registrati negli NFT.  Questi indirizzi non sono più modificabili una volta che l’NFT è creato; se l’asset digitale è spostato, rimosso o è sostituito la validità dell’NFT diventa piuttosto discutibile.

In conclusione, potenzialmente gli NFT non sono relegati a essere meri strumenti di speculazione, ma presentano diverse potenzialità legate alla digitalizzazione dei servizi e alla certificazione di prodotti.  Inoltre, sia l’aspetto di creazione degli NFT sia l’aspetto di gestione degli NFT presentano ampi margini per soluzioni migliorative.

Disclaimer: Nessuna delle informazioni sopra riportate è da intendersi come un consiglio finanziario.

Disclosure: L’autore non possiede alcun NFT.

 

© THINX Srl  – Maggio 2022

 

 

Legge di bilancio 2022- Nuovo patent box

Approvata alla Camera il 30 dicembre 2021 e in vigore dal 1° gennaio 2022, la nuova Legge di Bilancio introduce importanti novità al Patent Box, il regime di tassazione relativo ai redditi derivanti dalla proprietà intellettuale.

Di seguito elenchiamo sinteticamente i punti maggiormente rilevanti del provvedimento.

 

  • Oggetto

Il “Nuovo Patent Box – Credito R&S Potenziato” è un regime di tassazione agevolata che premia i titolari di opere dell’ingegno concesse a partire dal 2021, nello specifico:

-BREVETTI (concessi a livello nazionale, europeo, internazionale)

-SOFTWARE (protetto da copyright)

-DESIGN (concesso a livello nazionale, europeo, internazionale).

Sono esclusi dall’agevolazione Patent box: i marchi d’impresa ed il know-how (inteso come processi, formule e informazioni relative a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili).

 

  • Beneficiari

Tutti i titolari di reddito d’impresa (quindi sia soggetti IRPEF che IRES). I soggetti che esercitano l’opzione per il nuovo regime devono svolgere attività di ricerca e sviluppo in relazione ai summenzionati beni immateriali. Possono esercitare l’opzione anche le organizzazioni stabili in Italia di soggetti esteri, a condizione che questi risiedano in stati con i quali sia in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo. Tali modificazioni non riguardano sistematicamente i soggetti che hanno opzionato il precedente regime Patent Box, i soggetti che hanno sottoscritto un Accordo preventivo con l’Agenzia delle Entrate o che hanno già presentato istanza di Rinnovo, ovvero abbiano un’Istanza in corso pur con Accordo non ancora sottoscritto. Tali soggetti potranno comunque scegliere di aderire al nuovo regime dandone comunicazione all’Agenzia delle Entrate (secondo le modalità espresse in apposito Provvedimento). L’opzione esercitata è valida ai fini IRES e IRAP.

 

  • Misura e calcolo del contributo

L’agevolazione è riconosciuta in merito ai costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione ai suddetti asset immateriali, purché siano dagli stessi soggetti utilizzati direttamente o indirettamente nello svolgimento della propria attività. Al fine delle imposte sui redditi, tali costi vengono maggiorati del 110%. Per tali costi, sarà necessario avere un dettaglio dei costi riferiti ai diversi asset eleggibili, configurando i caratteri di congruità ed inerenza.

La Legge di bilancio ha abrogato il divieto di cumulo con il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo previsto dalla Legge 160/2019, rendendo applicabili entrambe le agevolazioni.

 

  • Durata

Il regime di tassazione agevolata è opzionabile per cinque esercizi fiscali. L’opzione deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al primo periodo d’imposta per il quale si intende optare per la stessa. E’ irrevocabile per i cinque periodi d’imposta opzionati e rinnovabile successivamente.

Non sono più esercitabili le opzioni previste dall’art. 1 commi da 37 a 45 della L. n.190 del 2014 e dell’art.4 del DL 34 del 2019. I soggetti che hanno esercitato le opzioni previste dall’art. 1 commi da 37 a 45 della L. n.190 del 2014 possono scegliere in alternativa al regime opzionato di aderire al nuovo Patent Box, previa comunicazione da inviarsi secondo le modalità stabilite dall’Agenzia delle Entrate.

Viene introdotto anche un meccanismo di recapture di otto anni, che consente alle imprese di recuperare la maggiorazione del 110% sulle spese di ricerca e sviluppo sostenute dall’ottavo periodo d’imposta precedente a quello nel quale il bene immateriale è coperto da un titolo di privativa industriale.

© THINX Srl  – Marzo 2022

 

Brevetto unitario, è ora di iniziare a pensarci

Sono anni che si sente parlare di brevetto unitario, eppure tutto continua a slittare e questo strumento non entra in vigore, ora sembra proprio che ci siamo quasi. È allora ora di iniziare a darci uno sguardo ed inserirlo nelle nostre strategie aziendali.

Innanzi tutto, vediamo cos’è il brevetto unitario. Si tratta di un titolo unico che esplica i suoi effetti, ossia fornisce esclusiva al titolare, in un territorio costituito da tutti i paesi dell’unione europea aderenti ad uno speciale accordo internazionale. Al momento hanno ratificato questo accordo 17 paesi, ossia la maggioranza dell’Unione Europea, dei quali al momento 17 hanno ratificato l’accordo:

Il brevetto unitario viene ottenuto a seguito di esame condotto dall’Ufficio Brevetti Europeo, pertanto la procedura d’esame ed i criteri di valutazione saranno quelli già noti, semplicemente, per un periodo transitorio di 7 anni, al termine della procedura d’esame sarà possibile decidere se ottenere un brevetto unitario o uno europeo. Passato il periodo transitorio, l’EPO concederà, per questi stati, solamente brevetti unitari.

La validità del brevetto unitario è di competenza unica della UPC (Unitary Patent Court) avente sede principale a Parigi e sede secondaria a Monaco di Baviera. L’Italia sta combattendo una grande guerra per ottenere una sede a Milano, ma al momento tale sede non è stata assegnata.

Come si diceva all’inizio, il brevetto unitario sembra stia per arrivare. Con la ratifica dell’Austria del protocollo sui lavori preparatori, si è finalmente messa in moto la macchina che dovrebbe portare, col deposito dello strumento di ratifica della Germania, al brevetto Unitario. Lo stesso Ufficio Brevetti Europeo, sull’Official Journal di gennaio 2022 ha annunciato che, dal momento in cui la Germania depositerà lo strumento di ratifica, chiunque abbia ricevuto una comunicazione ai sensi della Rule 71(3), ossia una comunicazione di intenzione a concedere il brevetto Europeo, potrà richiedere di ritardare la comunicazione di concessione del brevetto Europeo, così da poter ottenere la concessione del brevetto Unitario se d’interesse.

Dato che il parlamento tedesco ha già ratificato l’accordo sul brevetto unitario, e resta solamente che la legge di ratifica sia firmata dal presidente tedesco e depositata, voci di corridoio indicano la fine del 2022 come data di entrata in vigore del brevetto unitario.

Vista la scadenza imminente, con alcuni clienti mi sono trovato a fare valutazioni strategiche che hanno portato alla scelta di allungare la procedura d’esame e ritardare il più possibile la concessione in attesa di vedere se vi sarà la possibilità di ottenere il brevetto unitario.

Visto l’interesse, ritengo possa essere utile raccogliere un po’ di idee che l’imprenditore dovrebbe ben valutare per fare le sue scelte.

Innanzi tutto, avere un brevetto unitario vuol dire risparmiare costi di convalida del brevetto europeo in diversi paesi, ma tale risparmio sarà reale solamente se vi è un interesse in un certo numero di paesi, altrimenti i costi di mantenimento del brevetto unitario rischiano in poco tempo di superare i benefici della scelta.

Avere un titolo unico, permette anche di ottenere, con un’unica azione, il risarcimento del danno ed un ordine di inibitoria, per tutti i paesi in cui il titolo ha valore. Questo vuol dire un’azione mirata ed efficace, senza rischi di decisioni che potrebbero differire da paese a paese, come abbiamo già visto succedere molte volte; si ricordi ad esempio il caso Epilady che ha fatto scuola.

Avere un titolo unico, tuttavia, vuol dire anche prestarsi ad un attacco centralizzato, vuol dire giocarsi tutte le proprie cartucce in un unico giudizio che valuterà la validità del titolo. Ed è proprio per questo che, parlando con IP manager di grandi aziende, l’orientamento di queste ultime sembrerebbe quello di una strategia mista, in cui le invenzioni più importanti verranno convalidate in tutti i paesi, mentre quelle meno importanti verranno protette col brevetto unitario per risparmiare un po’ di costi.

Ancora non abbiamo idea precisa di quali saranno i costi di concessione del brevetto unitario, quali quelli di mantenimento, ma una cosa è certa, il brevetto unitario si sta avvicinando e per alcuni soggetti, come piccoli imprenditori o singoli inventori che hanno un brevetto europeo, potrebbe valer la pena di ritardare l’esame del brevetto Europeo per stare alla finestra, in attesa di ottenere un brevetto unitario da cedere o concedere in licenza a qualche multinazionale potenzialmente interessata. Ed ecco allora che il brevetto unitario, ancora non in vigore, ancora non completamente definito, già impatta alcune scelte strategiche sull’esame delle domande di brevetto Europeo pendenti.

Non aspettate troppo ed iniziate a pensare al futuro.

© THINX Srl  – Marzo 2022

 

Contributi per la promozione all’estero dei marchi collettivi e di certificazione

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 2 novembre 2021, n. 261, il decreto direttoriale 26 ottobre 2021 che rende operativa per l’annualità 2021 l’agevolazione per la promozione all’estero di marchi collettivi e di certificazione.

  • SOGGETTI BENEFICIARI E REQUISITI DI AMMISSIBILITÀ

I soggetti che possono beneficiare dell’agevolazione per la promozione all’estero, di marchi collettivi e di certificazione oggetto del presente decreto sono: le associazioni rappresentative delle categorie produttive; i consorzi di tutela di cui all’art. 53 della legge 24 aprile 1998, n. 128; altri organismi di tipo associativo o cooperativo.

I soggetti beneficiari, al momento della presentazione della domanda, devono essere titolari di un marchio collettivo o di certificazione già registrato ovvero essere in possesso di idoneo titolo per l’uso e/o la gestione di un marchio collettivo o di certificazione già registrato.

I soggetti beneficiari, alla data di presentazione della domanda di agevolazione, devono essere in possesso dei seguenti requisiti generali:

a) avere sede legale in Italia;

b) nel caso di associazioni riconosciute, essere iscritte al registro delle persone giuridiche di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000 n. 361;

c) non avere in corso procedimenti amministrativi connessi ad atti di revoca per indebita percezione di risorse pubbliche;

d) non avere assunto delibere di scioglimento né di liquidazione ai sensi della disciplina vigente per ciascuna delle categorie di beneficiari di cui al comma 1;

e) non essere destinatari di divieti, decadenze o sospensioni ai sensi dell’art. 67 della vigente normativa antimafia (decreto legislativo n. 159/2011 e successive modificazioni ed integrazioni);

f) non essere sottoposti a procedure concorsuali, ove applicabili;

g) essere iscritti al registro delle imprese, ove applicabile;

h) di aver ottemperato agli obblighi di prevenzione dell’antiriciclaggio di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, ove applicabile.

  • OGGETTO DELL’AGEVOLAZIONE E DURATA DEL PROGETTO

Oggetto dell’agevolazione è la realizzazione di un progetto di promozione all’estero di un marchio collettivo o di certificazione, registrato.

Il progetto deve prevedere la realizzazione di due o più delle seguenti iniziative finalizzate alla promozione del marchio:

A. fiere e saloni internazionali. Rientrano tra tali iniziative anche fiere e saloni internazionali svolti in modalità «virtuale» su piattaforme digitali;

B. eventi collaterali alle manifestazioni fieristiche internazionali. Rientrano tra tali iniziative anche eventi di intrattenimento/informazione come serate a tema, degustazioni, ecc. che si svolgano in location diverse dagli spazi fieristici ma in concomitanza dello svolgimento della fiera;

C. incontri bilaterali con associazioni estere. Rientrano tra tali iniziative anche incontri che abbiano luogo in Italia o all’estero, oppure su piattaforme digitali, non necessariamente legati a fiere e saloni; D. seminari in Italia con operatori esteri e all’estero. Rientrano tra tali iniziative anche seminari di natura divulgativa aperti ad imprese e consumatori svolti anche su piattaforme digitali;

E. azioni di comunicazione sul mercato estero, anche attraverso GDO e canali on-line. Rientrano tra tali iniziative anche campagne pubblicitarie su stampa estera e on-line, corner presso punti vendita GDO esteri, ecc.

F. creazione di comunità virtuali a supporto del marchio.

Il progetto deve essere concluso entro dieci mesi dalla notifica di concessione dell’agevolazione.

  • TIPOLOGIA DELLE SPESE AMMISSIBILI ED ENTITA’ DELL’AGEVOLAZIONE

Sono ammissibili le spese sostenute per l’acquisizione dei servizi specialistici esterni comprovate da titoli di spesa emessi a far data dal 22 luglio 2021, giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto ministeriale nella Gazzetta Ufficiale.

L’agevolazione è concessa nella misura del 70% delle spese valutate ammissibili.

L’importo massimo dell’agevolazione in favore di ciascun soggetto beneficiario non può superare 150.000,00 euro, a fronte di una o più domande di agevolazione aventi ad oggetto marchi collettivi o di certificazione differenti. È possibile presentare una sola domanda di agevolazione per ciascun marchio collettivo o di certificazione registrato.

L’agevolazione non sarà erogata se il soggetto beneficiario non avrà sostenuto almeno il 30% delle spese valutate ammissibili in sede di concessione dell’agevolazione

Non è possibile presentare una domanda per un importo di agevolazione inferiore a 20.000,00 euro.

  • PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Le domande di agevolazione possono essere presentate, al soggetto gestore Unioncamere, a partire dalle ore 9,00 del 22 novembre 2021 ed entro e non oltre le 24,00 del 22 dicembre 2021, pena l’irricevibilità della domanda stessa.

© THINX Srl  – novembre 2021

Un frammento di storia della televisione attraverso gli archivi brevettuali

A partire dall’imminente mese di ottobre, il sistema attualmente impiegato per le trasmissioni televisive verrà gradualmente dismesso, a favore di un nuovo standard più evoluto, comunemente indicato nella relativa campagna di informazione come Nuova TV Digitale. Il processo di transizione al nuovo standard dovrebbe durare poco più di un anno, per arrivare al cosiddetto switch-off (lo spegnimento dell’attuale sistema) a gennaio 2023. Salvo proroghe, naturalmente.

Per qualcuno di noi è ancora piuttosto vivo il ricordo dell’ultimo grande switch-off televisivo, quello del luglio 2012. Si concludeva così un lungo percorso di natura tecnico-legale iniziato con la legge Gasparri del 2004, segnando il passaggio definitivo dalla tecnologia analogica alla tecnologia digitale.

Ma la storia della televisione ha visto tanti altri salti evolutivi, grandi o piccoli. Uno di questi fu il passaggio dalle pionieristiche soluzioni elettromeccaniche alle soluzioni puramente elettroniche che poi si sono imposte a livello globale. Come per altri temi, anche per l’evoluzione tecnologica della televisione gli archivi brevettuali sono una ricchissima fonte di informazioni. Cerchiamo quindi di ricostruire, in sintesi, alcune fasi di questa storia affascinante, premettendo che tutti i brevetti citati di seguito sono perfettamente reperibili nelle banche dati online.

Risale al 6 gennaio1884 il deposito di un brevetto intitolato Elektrisches Teleskop (telescopio elettrico) da parte dell’inventore tedesco Paul Gottlieb Nipkow. Il brevetto verrà poi concesso dall’allora Ufficio Brevetti Imperiale di Berlino il 15 gennaio 1885, con il numero DE30105. L’invenzione, diventata poi nota come disco di Nipkow, riguarda un dispositivo che consente di ottenere la scansione di un’immagine per via meccanica. Dispositivi simili a questo verranno impiegati nelle varie soluzioni di televisione elettromeccanica che si succederanno fino agli anni ‘30 del XX secolo.

Tra le televisioni elettromeccaniche, degna di nota è quella sviluppata da Augusto Bissiri, inventore poliedrico che dalla Sardegna si era trasferito negli Stati Uniti nei primi anni del ‘900. Nel 1917 Bissiri era riuscito a trasmettere un’immagine statica dalla sede londinese del Daily Mail, attraverso l’Oceano Atlantico, fino alla sede del New York Times. Venendo alla trasmissione di immagini in movimento, Bissiri depositò il suo brevetto live picture production il 7 agosto 1922, brevetto che fu poi concesso il 14 luglio 1925 con il numero US1546193. L’interesse per l’invenzione di Bissiri non deve essere mancato tra gli addetti ai lavori, perché il suo successivo brevetto, depositato il 4 gennaio 1928 e intitolato Transmission of pictures (concesso il 14 maggio 1929 con il numero US1713213) risulta di titolarità della General Electric Company.

Un’altra soluzione di televisione elettromeccanica che ebbe un discreto successo fu quella sviluppata dallo scozzese John Logie Baird, che riuscì a organizzare una dimostrazione della sua invenzione ai grandi magazzini Selfridge’s di Londra. La televisione di Braid consentiva di trasmettere immagini in movimento, ma era in grado di ricostruirle solamente sotto forma di silhouette. Uno dei primi brevetti di Baird, intitolato Television and like system, è stato depositato il 7 ottobre 1927 ed è stato concesso dall’ufficio brevetti statunitense con il numero US1735946 il 19 novembre 1929, pochi giorni dopo il famigerato martedì nero di Wall Street che darà il via alla Grande Depressione.

Nel corso degli anni ‘20 e ’30, a fianco alla televisione elettromeccanica, nacque e si sviluppò un’altra tecnologia, destinata a soppiantarla. La televisione elettronica, che riusciva a garantire immagini di migliore qualità, si sviluppò rapidamente, fino a consentire successi insperati. Tra questi si consideri ad esempio quel trionfo della propaganda di regime che fu la trasmissione in diretta delle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

© THINX Srl  – settembre 2021

Bando Mise 2021 per la concessione di agevolazioni alle imprese per favorire la registrazione di marchi dell’Unione Europea e Internazionali

Il Ministero dello Sviluppo economico ha adottato in data 27 luglio 2021 il bando Marchi+ 2021, il programma di agevolazioni che sostiene la registrazione di marchi dell’Unione europea ed internazionali da parte di micro, piccole e medie imprese con sede legale e operativa in Italia.

Oggetto dell’agevolazione

Il bando è finalizzato ad incentivare la registrazione di marchi a livello dell’Unione Europea ed internazionale. Tale bando si articola su due misure: Misure A e Misura B.

Misura A – Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi dell’Unione Europea presso EUIPO attraverso l’acquisto di servizi specialistici. Il requisito d’accesso è aver ottenuto la registrazione, presso l’EUIPO, del marchio dell’Unione Europea oggetto della domanda di agevolazione e pagamento delle Tasse di deposito.

Misura B – Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi internazionali presso OMPI attraverso l’acquisto di servizi specialistici. Requisiti per l’accesso sono:

– deposito domanda di registrazione presso OMPI, pubblicata sul registro internazionale (Madrid monitor), di un marchio registrato o per il quale è stata depositata una domanda di registrazione a livello nazionale presso UIBM o di un marchio dell’Unione Europea registrato presso EUIPO e pagamento delle tasse di deposito;

– deposito domanda di designazione successiva, pubblicata, di un marchio registrato presso OMPI e pagamento delle tasse di registrazione.

Spese ammissibili

  • progettazione del nuovo marchio (elaborazione della rappresentazione del marchio);
  • assistenza per il deposito;
  • ricerche di anteriorità;
  • assistenza legale per azioni di tutela del marchio in caso di opposizione/rifiuto/rilievi
  • tasse deposito presso UIBM, EUIPO/OMPI

Ai fini dell’ammissibilità tutte le spese devono essere sostenute in data antecedente la presentazione della domanda di agevolazione e comunque dopo il 1° giugno 2018.

Entità dell’agevolazione

Misura A – le agevolazioni sono concesse nella misura del 50% delle spese ammissibili sostenute per le tasse di deposito e 80% delle spese ammissibili sostenute per l’acquisizione di servizi specialistici.

Misura B – le agevolazioni sono concesse nella misura dell’80% (90% per USA e CINA) delle spese ammissibili sostenute per l’acquisizione dei servizi specialistici e delle Tasse di deposito.

Ciascuna impresa può presentare più richieste di agevolazione, sia per la Misura A sia per la Misura B, fino al raggiungimento del valore complessivo di EUR 20.000,00.

Il presente bando si applica con le limitazioni previste dalla disciplina comunitaria nel regolamento UE n. 1407 del 18 dicembre 2013 relativo al de minimis.

Nuove risorse disponibili: EUR 3.000.000,00

Presentazione domande

Le domande di partecipazione devono essere compilate esclusivamente tramite procedura informatica.

Le domande di partecipazione devono essere presentate dalle ore 9:30 del 19 Ottobre 2021 e fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Thinx about it!

© THINX Srl  – settembre 2021

Bando Mise 2021 per la concessione di agevolazioni alle imprese per la valorizzazione di disegni/modelli

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha adottato in data 27 luglio 2021 un nuovo bando per le PMI, aventi sede legale e operativa nel territorio nazionale, finalizzato a supportare la valorizzazione di disegni e modelli attraverso agevolazioni concesse nella forma di contributo in conto capitale.

Requisiti di ammissibilità:

Impresa micro, piccola o media con sede legale e operativa in Italia;

Titolarità di un disegno o modello registrato presso UIBM, EUIPO o OMPI a decorrere dal 1° gennaio 2019 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda.

Non si applica alle imprese escluse dagli aiuti “de minimis “.

Oggetto dell’agevolazione.

Oggetto dell’agevolazione è la realizzazione di un progetto finalizzato alla valorizzazione di un disegno/modello singolo o di uno o più disegni e modelli appartenenti al medesimo deposito multiplo. Potrà essere agevolata una sola domanda per impresa.

Spese ammissibili.

L’impresa può chiedere l’agevolazione per le spese sostenute per l’acquisto di servizi specialistici esterni ad esso funzionali. Tra le attività ritenute finanziabili sono comprese:

a) ricerca sull’utilizzo di materiali innovativi;

b) realizzazione di prototipi;

c) realizzazione di stampi;

d) consulenza tecnica per la catena produttiva finalizzata alla messa in produzione del prodotto/disegno;

e) consulenza tecnica per certificazioni di prodotto o di sostenibilità ambientale;

f) consulenza specializzata nell’approccio al mercato e per la valutazione tecnico-economica del disegno/modello;

g) consulenza legale per la tutela da azioni di contraffazione.

L’importo massimo dell’agevolazione è di € 60.000,00

Entità dell’agevolazione

Le agevolazioni sono concesse nella forma del contributo in conto capitale in misura massima pari all’80% delle spese ammissibili e nel rispetto degli importi massimi previsti per ciascuna tipologia di spesa.

Risorse disponibili: 12 milioni di euro.

Presentazione domande

Le domande possono essere presentate a partire dalle ore 9:30 del 12 ottobre 2021 esclusivamente tramite procedura informatica secondo le modalità indicate sul sito www.disegnipiu2021.it fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Thinx about it!

© THINX Srl  – agosto 2021

Bando Mise 2021 per la concessione di agevolazioni alle imprese per la valorizzazione di brevetti

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha adottato in data 29 luglio 2021 un nuovo bando per le PMI, aventi sede legale e operativa nel territorio nazionale, finalizzato a supportare la valorizzazione di brevetti attraverso agevolazioni concesse nella forma di contributo in conto capitale.

Requisiti di ammissibilità:

Impresa micro, piccola o media con sede legale e operativa in Italia;

Essere titolari o licenziatari di un brevetto per invenzione concesso in Italia successivamente al 1° gennaio 2017 o

essere titolari di una domanda nazionale di brevetto per invenzione industriale depositata successivamente al 1° gennaio 2017 con rapporto di ricerca con esito “non negativo”; o

essere titolari di una domanda di brevetto europeo o di una domanda internazionale di brevetto depositata successivamente al 1° gennaio 2017 con un rapporto di ricerca con esito “non negativo” che rivendichi la priorità di una precedente domanda nazionale di brevetto.

Non si applica alle imprese escluse dagli aiuti “de minimis “.

Oggetto dell’agevolazione.

Oggetto dell’agevolazione è la realizzazione di un progetto finalizzato alla valorizzazione di un brevetto in termini di redditività, produttività e sviluppo di mercato.

Spese ammissibili.

Il contributo è finalizzato all’acquisto di servizi specialistici, connessi alla valorizzazione economica del brevetto e funzionali alla sua introduzione nel processo produttivo e organizzativo dell’impresa. Sono ammissibili i costi dei seguenti servizi:

a. Industrializzazione e ingegnerizzazione1;

b. Organizzazione e sviluppo2;

______________________________

1 In particolare:

  1. studio di fattibilità
  2. progettazione produttiva;
  3. studio, progettazione ed ingegnerizzazione del prototipo;
  4. realizzazione firmware per macchine controllo numerico;
  5. progettazione e realizzazione software solo se relativo al procedimento oggetto del brevetto
  6. test di produzione;
  7. rilascio certificazioni di prodotto;

2 In particolare:

  1. servizi per la progettazione organizzativa;
  2. organizzazione dei processi produttivi;
  3. Servizi di IT governance;
  4. Analisi per la definizione qualitativa e quantitativa dei nuovi mercati geografici e settoriali;

c. Trasferimento tecnologico3.

Entità dell’agevolazione

E’ prevista la concessione di un’agevolazione in conto capitale, nel rispetto della regola del de minimis, del valore massimo di € 140.000. Tale agevolazione non può essere superiore all’ 80% dei costi ammissibili.

Risorse disponibili: 23 milioni di euro.

Presentazione domande

Le domande possono essere presentate a partire dalle ore 12:00 del 28 settembre 2021 fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Le domande possono essere compilate esclusivamente tramite la procedura informatica secondo le modalità e gli schemi adottati dal Soggetto gestore (Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo delle imprese S.p.a. – INVITALIA ).

Thinx about it!

© THINX Srl  – agosto 2021

Attenzione alle e-mail su marchi e domini cinesi

Molto spesso i nostri clienti ricevono delle e-mail da entità cinesi che si presentano come studi specializzati nella proprietà intellettuale o degli Internet provider locali, che li informano di una richiesta di registrazione che hanno ricevuto da una società cinese per un marchio o nome a dominio che fa in qualche modo riferimento al cliente e ai suoi segni distintivi.

Queste e-mail girano da svariati anni ormai, e solitamente si presentano in questo modo:

 

 

 

 

 

Dear Principal, 

 

Nice day. We are an organization specialized in dealing with Trademark Registration and Internet Copyright dispute in Asia.

 

Yesterday, one company named …. applied for the Chinese Trademark “xxx” with us.

 

After checking, we found it’s your company name. Did you consign that company to register this Trademark ? Or are they your subbranch? Because this is very important, pls give us a reply ASAP.

 

Best Regards,

 

(It’s very urgent, therefore we kindly ask you to forward this email to your CEO. Thanks)

 

Dear CEO,

 

This email is from China domain name registration center, which mainly deal with the domain name registration in China. On …., we received an application from …. requested “xxx” as their internet keyword and China (CN) domain names xxx.cn, xxx.com.cn, xxx.net.cn, xxx.org.cn). But after checking it, we find this name conflict with your company name or trademark. In order to deal with this matter better, it’s necessary to send this message to your company and confirm whether this company is your distributor or business partner in China?

 

Best Regards

Le informazioni che riportano sono generalmente false e l’obiettivo è quello di spaventare il destinatario che può pensare di vedersi sottratto da un momento all’altro il marchio o il nome a dominio in Cina. Pare quasi che i mittenti cinesi facciano un favore al destinatario informandolo tempestivamente di un potenziale tentativo di usurpazione, ma non vi è in realtà alcuna preoccupazione da parte loro sul destino del marchio o del nome a dominio in questione. A contrario. Il loro è un tentativo di accaparrarsi l’autorizzazione per procedere con la registrazione a costi elevati, se non addirittura di truffare il destinatario.

Se vi capita di ricevere e-mail di questo tipo, suggeriamo di non rispondere. È comunque consigliabile valutare l’importanza del proprio marchio e del nome a dominio in Cina e l’opportunità di procedere con la loro registrazione, anche in chiave difensiva, per evitare danni che registrazioni fatte da terzi potrebbero arrecare alla vostra attività e al vostro marchio nel mercato cinese.

 

© THINX Srl – Maggio 2021

Tutela delle DOP in UE: Questione di forma e di sostanza

Premessa

Secondo Coldiretti, nella classifica dei prodotti più contraffatti del nostro settore agroalimentare risultano esserci i vini a partire dal Prosecco e Amarone, seguiti al secondo posto dai formaggi a partire dal Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Sempre Coldiretti segnala che la contraffazione avviene soprattutto in Paesi emergenti o nei più ricchi dalla Cina all’ Australia, dal Sud America agli Stati Uniti ma esempi clamorosi si trovano anche in Europa.

Due importanti decisioni emesse a livello europeo a distanza di pochi mesi, la prima del 17 dicembre 2020 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C-490/19 relativa al caso del formaggio “Morbier” e la seconda del 14 aprile 2021 del Tribunale UE nella causa T‑201/20 relativa al caso del “Gallo nero simbolo storico del  vino del Chianti Classico”, confermano l’importanza e l’estensione della tutela riconosciuta alle DOP da parte dell’Unione Europea e costituiscono precedenti importanti per la tutela dei nostri prodotti di eccellenza del comparto agroalimentare e vitivinicolo all’interno almeno dei confini europei.

  • Sentenza CGUE nella causa C-490/19 “Morbier” DOP   

Secondo la descrizione del prodotto contenuta nel disciplinare, fornita dal regolamento di esecuzione (UE) n. 1128/2013 della Commissione, del 7 novembre 2013, “il “Morbier” è un formaggio prodotto con latte crudo vaccino, a pasta pressata, non cotta, di forma cilindrica piatta a facce piane e scalzo lievemente convesso, con diametro da 30 a 40 cm, altezza da 5 a 8 cm e peso da 5 a 8 kg. Esso presenta al centro una striscia nera orizzontale, unita e continua lungo tutto il taglio. La crosta è naturale, strofinata, di aspetto regolare, ammuffita, segnata dalla trama dello stampo, di un colore che va dal beige all’arancione, con sfumature aranciate tendenti al marrone, al rosso e al rosa. La pasta è omogenea, di un colore che va dall’avorio al giallo pallido e presenta spesso un’occhiatura sparsa del diametro di un ribes o bollicine appiattite.”

Il formaggio Morbier gode di una denominazione d’origine protetta dal 2000.

Nel 2013  l’associazione per la tutela del formaggio Morbier ha citato in giudizio dinanzi al Tribunale di primo grado di Parigi, la società francese produttrice del formaggio “Montboissié du Haut Livradois”, contestando il fatto di arrecare danno alla denominazione protetta e di commettere atti di concorrenza sleale e parassitaria, producendo e commercializzando un formaggio che riprende l’aspetto visivo del prodotto protetto dalla DOP «Morbier», al fine di creare confusione con quest’ultimo e di sfruttare la notorietà dell’immagine ad esso associata, senza doversi conformare al disciplinare della denominazione d’origine.

Le richieste dell’associazione per la tutela della DOP sono state respinte con sentenza del 14 aprile 2016, confermata dalla Corte d’appello di Parigi con sentenza del 16 giugno 2017. Quest’ultima ha dichiarato che non costituiva un illecito la commercializzazione di un formaggio che presentava una o più caratteristiche contenute nel disciplinare del formaggio Morbier e che si avvicinava quindi a quest’ultimo.

In terzo grado, la Corte di Cassazione francese si è rivolta alla Corte Europea per un parere sull’interpretazione dell’art. 13 paragrafo 1 lettera d) del Regolamento n. 510/2006 (relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine) e dell’art. 13 paragrafo 1 lettera d) del Regolamento n. 1151/2012 (sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari) debbano essere interpretati nel senso che essi vietano solo l’uso, da parte di un terzo, della denominazione registrata o se debbano essere interpretati nel senso che essi vietano anche la presentazione di un prodotto che possa indurre in errore il consumatore sulla sua vera origine, anche qualora la denominazione registrata non venga utilizzata da un terzo, qualora possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto.

Con sentenza del 17 dicembre 2020, la Quinta Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ribadito che:

  • l’articolo 13, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari, e l’articolo 13, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, devono essere interpretati nel senso che essi non vietano solo l’uso, da parte di un terzo, della denominazione registrata.
  • L’articolo 13, paragrafo 1, lettera d), del regolamento n. 510/2006 e l’articolo 13, paragrafo 1, lettera d), del regolamento n. 1151/2012 devono essere interpretati nel senso che essi vietano la riproduzione della forma o dell’aspetto che caratterizzano un prodotto oggetto di una denominazione registrata, qualora questa riproduzione possa indurre il consumatore a credere che il prodotto di cui trattasi sia oggetto di tale denominazione registrata. Occorre valutare se detta riproduzione possa indurre in errore il consumatore europeo, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, tenendo conto di tutti i fattori rilevanti nel caso di specie.

Pertanto sono vietate, oltre che l’utilizzo non autorizzato del marchio DOP, anche la riproduzione della forma o dell’aspetto che caratterizzano un prodotto oggetto di una DOP, intendendo anche come modalità di presentazione al pubblico e di commercializzazione dei prodotti in questione, qualora essa possa indurre in errore il consumatore europeo normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto.

  • Sentenza TUE nella causa T‑201/20 “Gallo nero” del Chianti Classico DOCG 

Il simbolo del Gallo nero è collegato al territorio di produzione del vino Chianti Classico dal quattordicesimo secolo e viene scelta nel 1384 come simbolo dalla Lega del Chianti, un’alleanza politico militare creata dalla Repubblica di Firenze con la missione di difendere e amministrare il territorio del Chianti. Come si può leggere nel sito del Consorzio del Chianti Classico, quando nel 1924 viene costituito il Consorzio di produttori vitivinicoli (oggi Consorzio Vino Chianti Classico) “per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca di origine” viene scelto come simbolo proprio il Gallo Nero e nel 2005 diventare il simbolo che rappresenta tutti i vini della denominazione Chianti Classico.

Il 21 settembre 2017 la società Berebene Srl ha presentato una domanda di registrazione di marchio dell’Unione Europea all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) per un’immagine simile a quella del Gallo nero simbolo della denominazione Chianti Classico per “bevande alcoliche (escluse birre)”.

Il 21 dicembre 2017 il Consorzio vino Chianti Classico ha presentato opposizione alla registrazione sulla base del proprio marchio collettivo italiano figurativo raffigurante il “Gallo Nero” per vini della classe 33.

Con decisione del 18 gennaio 2019, la divisione di opposizione ha accolto l’opposizione contro la quale la società Berebene Srl ha successivamente presentato ricorso all’EUIPO.

Con decisione del 23 gennaio 2020, la prima Commissione di Ricorso dell’EUIPO ha respinto il ricorso sulla base dell’articolo 8, paragrafo 5, del regolamento n. 2017/1001. Successivamente dalla Commissione di Ricorso dell’EUIPO, il procedimento è proseguito davanti al Tribunale UE, che ha confermato la decisione della Commissione e respinto il marchio proposto, affermando in particolare che “Nel caso di specie, si deve osservare che, vista l’elevata notorietà e il carattere distintivo intrinseco del marchio anteriore, il fatto di utilizzare un segno avente una certa somiglianza con il marchio anteriore per prodotti identici a quelli designati da quest’ultimo presenta un rischio non ipotetico che il pubblico di riferimento stabilisca un nesso tra i marchi associando l’immagine del gallo del marchio richiesto ai prodotti dell’interveniente, di modo che l’uso del marchio richiesto possa trarre un vantaggio indebito dalla notorietà, dal prestigio e dall’eccellenza proiettata dal marchio anteriore, il che rischia di dar luogo a un vantaggio indebito risultante dagli sforzi commerciali dell’interveniente per lo sviluppo del suo marchio. Di conseguenza, la commissione di ricorso non ha errato nel concludere che l’uso del marchio richiesto poteva dar luogo ad un indebito vantaggio a favore della ricorrente.”

Conclusione

Le decisioni che precedono sono particolarmente importanti per il nostro Paese in quanto l’Italia ha il numero maggiore di prodotti DOP, IGP e STG tutelati a livello europeo ma è anche tra le nazioni più colpite nel mondo dalla falsificazione attraverso il fenomeno del cosiddetto Italian Sounding.

 Secondo i dati di Coldiretti le imitazioni dei prodotti agroalimentari made in Italy hanno superato il valore di 100 miliardi nell’anno del Covid.  In particolare, sulla sentenza del Gallo nero del vino Chianti Classico, la Coldiretti ha commentato che “viene così sventato l’ennesimo tentativo di appropriarsi indebitamente di marchi storici nazionali il cui prestigio è stato costruito dal lavoro di intere generazioni. La pretesa di utilizzare gli stessi simboli per prodotti profondamente diversi è inaccettabile e rappresenta un inganno per i consumatori ed una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori. Nel mondo si stima che più due prodotti agroalimentari made in Italy su tre siano falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese.”

 

© THINX Srl  – Aprile 2021