Il Diavolo si nasconde nei dettagli

Eccoci alla seconda parte di un percorso tra i dubbi più frequenti per gli inventori che si trovano a dover spiegare la propria invenzione ad un consulente brevettuale, affinché questi ne tragga una domanda di brevetto.

Nello scorso articolo avevamo visto come, nonostante la comprensibile ritrosia, non sia possibile fornire una descrizione incompleta o addirittura fuorviante dell’invenzione, pena la nullità del brevetto.

La necessità di fornire una descrizione esauriente e veritiera porta spesso ad un altro dubbio: Ma se descrivo tutti i dettagli per filo e per segno, poi basta cambiare una virgola per uscire dal brevetto!

Per affrontare questo dubbio è utile chiarire meglio la struttura stessa del documento brevettuale; questo comprende un sommario, una descrizione, accompagnata spesso da disegni esplicativi, e una sezione conclusiva che contiene le cosiddette rivendicazioni.

Il sommario non ha un effettivo valore legale. Esso assolve, spesso assieme ad una figura significativa, lo scopo di indicare per sommi capi quale sia l’ambito tecnico dell’invenzione.

Le parti che invece contano realmente nel documento brevettuale sono la descrizione e i disegni, da un lato, e le rivendicazioni dall’altro lato. Tali parti però hanno ruoli ben distinti.

La descrizione e i disegni hanno come primo scopo quello di spiegare l’invenzione al lettore e, si potrebbe dire, devono essere il più dettagliati possibile. Oltre all’obbligo di legge di consentire ad una persona esperta di attuare l’invenzione, vi è anche un secondo motivo per cui descrizione e disegni devono essere particolareggiati. Essi forniscono l’unica riserva di caratteristiche tecniche alla quale si potrà attingere nel corso della procedura d’esame che condurrà all’eventuale concessione del brevetto. Poiché infatti non è possibile integrare descrizione e disegni, tutte le caratteristiche che non vi sono riportate sin dall’inizio non potranno essere usate in esame per differenziare l’invenzione da eventuali soluzioni note che le assomiglino, anche solo in modo fortuito. Statisticamente si può dire che le soluzioni note citate in esame possono cogliere alla sprovvista l’inventore. A volte sono molto più simili all’invenzione di quanto ci si potesse aspettare. Per questo motivo, al momento della redazione della domanda, è bene prepararsi una cospicua riserva di caratteristiche tecniche, anche se possono sembrare banali o scontate, perché potrebbero risultare preziose in un secondo tempo.

Tuttavia la tutela dell’invenzione non è definita dalla descrizione e dai disegni, ma dalle rivendicazioni. Esse dunque, in particolare quelle indipendenti, devono essere il più scarne possibile per mantenere ampia la tutela. Le rivendicazioni devono cioè elencare il minor numero di caratteristiche tecniche che consenta di definire l’invenzione e di differenziarla dalle soluzioni note. Ne consegue quindi che il grado di dettaglio con cui sono scritte le rivendicazioni dipende necessariamente da quanto è affollato il settore tecnico cui appartiene l’invenzione: più un ambito tecnico è affollato, più sarà necessario dettagliare la definizione dell’invenzione per distinguerla dalle molte soluzioni note che le somigliano.

In questo senso, se è vero che basta cambiare una virgola per uscire dal brevetto, allora possono essersi verificate due eventualità. La prima è che il settore dell’invenzione fosse estremamente affollato, richiedendo così un grado di dettaglio tale da consentire facili scappatoie. In questo caso naturalmente l’alternativa sarebbe stata quella di non ottenere affatto alcun brevetto. La seconda eventualità è che, semplicemente, la rivendicazione sia stata scritta male; del resto, come si dice, non tutte le ciambelle vengono col buco!

Da questo punto di vista però il ricorso ad un consulente brevettuale qualificato dovrebbe scongiurare questo tipo di problema.

 

© THINX Srl  – Aprile 2021

                                

Se non è distintivo, come posso tutelare il mio slogan?

Autore: dott.ssa Giulia Didonè

Un’azienda per esprimere e far arrivare al consumatore la filosofia, la mission, i valori, lo spirito del proprio marchio, ma anche rafforzare la sua posizione sul mercato cercando di far entrare e risuonare lo stesso nella mente dei consumatori, ha disposizione diversi strumenti di marketing, come il payoff e lo slogan (o claim).

Il payoff è una frase che viene usata in combinazione con il marchio, per spiegarne il significato e i valori. Rientra fra gli elementi della brand identity, riassumendo o completando l’identità del marchio al fine di renderlo unico e memorabile. Di seguito alcuni esempi di payoff:

 

Lo slogan è invece una frase accattivante, di effetto che viene usata per la promozione, nelle campagne pubblicitarie. Ha lo scopo di attirare l’attenzione dei consumatori su uno specifico prodotto, andando a lavorare sulla brand awareness e quindi sulla notorietà e reputazione del marchio, imprimendolo nella mente dei consumatori. Esempi di slogan sono:

Entrambi questi elementi possono essere tutelati e possono essere registrati come marchio ogni qualvolta soddisfino i consueti requisiti di registrabilità richiesti per tutti gli altri segni, ovvero: la novità (non devono essere identici o simili a marchi anteriori altrui per prodotti o servizi identici o affini), la liceità (non devono essere contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume  e non devono essere idonei a trarre in inganno i consumatori sulle caratteristiche e le qualità dei relativi prodotti e servizi), e quello maggiormente problematico da provare per questa categoria di segni, la distintività.

Con riguardo a quest’ultimo requisito, la giurisprudenza europea ha riconosciuto che, sebbene i criteri di valutazione del carattere distintivo per i claim (e, in genere, per tutti quei segni o indicazioni che siano peraltro utilizzati quali slogan commerciali, indicazioni di qualità o espressioni incitanti ad acquistare i prodotti o i servizi contraddistinti da tali marchi) siano i medesimi per diverse categorie di marchi, la percezione del pubblico di riferimento non è necessariamente la stessa per ciascuna di tali categorie e quindi potrebbe risultare più difficile stabilire il carattere distintivo in determinate categorie rispetto ad altre (v. sentenza Corte Giustizia CE, sez. I, nel procedimento C398/08 P, decisione del 21 gennaio 2010; sentenza del 21 gennaio 2010, Audi / UAMI, 398/08 P, EU: C: 2010: 29, punto 36-37 e giurisprudenza ivi citata). Le aspettative del pubblico del settore interessato non sono, infatti, necessariamente le stesse per ognuna delle diverse categorie di marchio.

In particolare, la giurisprudenza è unanime nel ritenere che uno slogan è dotato di carattere distintivo se esso permette di identificare i prodotti o servizi per i quali è richiesta la registrazione come provenienti da un’impresa determinata. Quindi un siffatto marchio potrà contemporaneamente essere percepito dal pubblico di riferimento come formula promozionale e come un’indicazione dell’origine commerciale dei prodotti o servizi. Se lo slogan non fosse percepito immediatamente dal pubblico come indicazione di origine, distinguendo il prodotto o il servizio di una certa impresa dal prodotto o servizio di altre imprese, allora non sarà dotato di carattere distintivo e non potrà essere registrato come marchio.

Un altro strumento per tutelare lo slogan che diventa particolarmente utile quando si verifica la circostanza appena menzionata (e dunque quando il claim non funge da indicazione dell’origine di un prodotto o servizio e viene percepito dai consumatori solo come formula promozionale), è il sistema delle pre-emption.

Si tratta di uno strumento messo a disposizione dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), ovvero l’istituto a cui fa capo il sistema di autodisciplina pubblicitaria in Italia e che opera per mezzo del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (arrivato alla 68ª edizione, in vigore dal 9 febbraio 2021).

Il sistema delle pre-emption consente di tutelare un singolo messaggio di una futura campagna di comunicazione, attraverso il deposito della stessa presso lo IAP.

Il procedimento è semplice. È sufficiente compilare un modulo riportando l’idea creativa da proteggere e depositarlo presso l’Istituto. Lo stesso verrà registrato dalla segreteria IAP e successivamente pubblicato sul sito dell’Istituto (https://www.iap.it/).

Questo strumento consente all’azienda di attestare la priorità temporale dell’idea creativa non ancora diffusa e la protezione ha efficacia per un periodo di 12 mesi dalla data del deposito, rinnovabile alla scadenza per un ulteriore anno.

A seguito del deposito presso lo IAP, in caso di futuro contenzioso sulla comunicazione commerciale con altro operatore, si potrà far valere la primogenitura dell’idea creativa, anche davanti il Giurì ai sensi degli articoli 13 e 44 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Il servizio di deposito dell’idea pubblicitaria può rappresentare un efficace deterrente contro le scorrettezze nel campo della pubblicità oltre che una valida alternativa per proteggere il proprio slogan quando gli Uffici della Proprietà Intellettuale ritengono che lo stesso non sia registrabile come marchio in quanto privo di carattere distintivo.

Ascolta il podcast:

© THINX Srl  – Marzo 2021

“E tu, sai mantenere un segreto?”

L’attività quotidiana di un consulente brevettuale richiederebbe di chiarire i dubbi sollevati dai clienti, in modo da poter procedere con la massima serenità, alimentando un clima di fiducia reciproca.

Qui vorremmo affrontare alcuni dei dubbi che più spesso attanagliano chi si accinge, magari per la prima volta, a spiegare la propria invenzione ad un consulente brevettuale, affinché questi ne tragga una domanda di brevetto. In altre parole, questa è la fase in cui l’inventore deve svelare ad uno sconosciuto i risultati delle proprie fatiche, sapendo che tutto verrà scritto e pubblicato: una certa dose di inquietudine è quantomeno giustificata!

Le perplessità che gli inventori espongono più frequentemente in queste prime fasi sono riconducibili ad alcune domande: Fino che livello di dettaglio devo spiegare l’invenzione? Devo dire proprio tutto? Visto che la domanda di brevetto viene pubblicata, non è meglio se mi tengo qualche piccolo segreto, magari il cuore stesso dell’invenzione?

Le questioni che vengono poste in questo modo sono tutt’altro che banali e meritano una risposta che sia al tempo stesso soddisfacente e non troppo complessa dal punto di vista tecnico-giuridico.

Un buon punto di partenza per affrontare questo tema è quello di pensare che il brevetto è un contratto tra il titolare e la collettività: in cambio di un monopolio legale temporaneo per il suo sfruttamento economico, il titolare deve spiegare in modo chiaro l’invenzione. Più in particolare, la descrizione del brevetto deve consentire ad una persona esperta del settore (tipicamente ad un concorrente) di realizzare l’invenzione. In questo modo allo scadere del brevetto, quando cioè il titolare ha già avuto il proprio meritato guadagno, l’invenzione diventa di dominio pubblico e tutti possono liberamente realizzarla. Questo è ciò che costituisce il guadagno per la collettività.

Un esempio tipico per comprendere meglio il funzionamento di questo meccanismo è quello dei brevetti farmaceutici. L’idea base, esposta sopra, è che il titolare abbia un tempo sufficiente per poter vendere un farmaco in regime di monopolio. Questo tempo dovrebbe consentire non solo di ripagare i costi sostenuti per la ricerca necessaria a sviluppare il farmaco, ma anche per ottenere un equo guadagno. Successivamente, allo scadere del brevetto, il farmaco diventa di domino pubblico cosicché possano essere sviluppati i cosiddetti farmaci generici. In questo modo il sistema brevettuale mira ad ottenere un duplice obiettivo. Da un lato rende attrattiva l’attività di ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci e, d’altro lato, garantisce cure economiche grazie ai farmaci generici.

Alla luce di quanto sopra, dovrebbe dunque essere chiaro che una descrizione insufficiente o addirittura fuorviante, porta alla nullità del brevetto, perché così facendo il titolare non adempie ai propri doveri contrattuali nei confronti della collettività. La descrizione brevettuale deve dunque essere completa e veritiera.

Generalmente a questo punto sorge un altro dubbio, spesso alimentato da terribili precedenti riferiti da qualche conoscente: Ma se descrivo tutti i dettagli per filo e per segno, poi basta cambiare una virgola per uscire dal brevetto!

Anche questa è una questione interessante, ma… la affronteremo la prossima volta!

 

© THINX Srl  – Marzo 2021

                                

Proprietà intellettuale e industriale: JIACC sigla accordo con THINX SRL

Milano, 24 febbraio 2021. La Joint Italian Arab Chamber of Commerce – JIACC ha siglato oggi un accordo con THINX Srl, leader nella consulenza integrata e specializzata in Proprietà intellettuale e Industriale.

La collaborazione impegna le due società fino al 31 dicembre 2021, con l’obiettivo di supportare in modo esclusivo le oltre 100 imprese italiane associate e i numerosi partner della JIACC attraverso servizi di consulenza ad alto valore aggiunto in materia di Brevetti, Marchi, Diritti d’autore, Segreto industriale, Design etc.

In particolare, i soci e i partner della Joint Italian Arab Chamber of Commerce potranno usufruire di condizioni agevolate per accedere alla vasta gamma di soluzioni personalizzate che THINX Srl è in grado di offrire: dall’organizzazione di incontri formativi e di aggiornamento, alla divulgazione di note informative e di approfondimento, alla consulenza integrata su temi complementari alla Proprietà intellettuale e Industriale.

JIACC si impegnerà a sua volta ad utilizzare tutti i propri canali, sia offline sia online, per promuovere presso i propri associati e partner i servizi offerti da THINX.

Il Prof. Pietro Paolo Rampino, Founder e Vice President della Joint Italian Arab Chamber of Commerce – JIACC, ha sottolineato come “Attraverso questo accordo, la JIACC prosegue nella fondamentale attività di ampliamento dei servizi ad alto valore aggiunto che la Camera è in grado di offrire in via esclusiva ai propri associati e partner, assicurando l’accesso a competenze altamente qualificate in materie strategicamente rilevanti come quelle legate alla Proprietà intellettuale e Industriale”.

Il Presidente di THINX Srl, Ing. Antonio Di Bernardo, ha commentato: “Siamo orgogliosi ed entusiasti dell’inizio di questa fantastica collaborazione che fungerà da ponte tra il mondo Arabo e l’Unione Europea. La nostra mission è da sempre quella di supportare e affiancare le aziende in qualunque mercato operino, anche i più lontani.”

Per ulteriori informazioni:

THINX Srl

Responsabile reparto marchi e referente per la comunicazione

D.ssa Giovanna Del Bene

Tel. +39 02 82783531

E-mail. g.delbene@thinx.expert                                              

Etichettatura degli alimenti e marchi: informare o farsi notare?

Le confezioni presenti sugli scaffali sono spesso usate per attrarre i clienti e sbaragliare i concorrenti. I prodotti sono presentati in una giungla di immagini e parole accattivanti, atte a sollecitare il bisogno di scegliere alimenti salutari, genuini, leggeri ed ecosostenibili ma in cui è difficile districarsi.

Invece, è fondamentale che l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità degli alimenti non traggano in errore o in inganno il consumatore.

L’etichetta è l’insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono al prodotto alimentare e che figurano direttamente sull’imballaggio o su un’etichetta affissa o sul dispositivo di chiusura o su cartelli, anelli o fascette legati al prodotto medesimo o sui documenti di accompagnamento del prodotto alimentare.

La normativa sull’etichettatura viene spesso confusa con la normativa prevista per la protezione del marchio d’impresa che invece attengono ad ambiti differenti: le etichette forniscono informazioni ai consumatori sul contenuto e sulla composizione del prodotto, allo scopo di tutelarne la salute e gli interessi; mentre il marchio è un segno distintivo utilizzato nel commercio per identificare un prodotto e permette al consumatore di riconoscerne l’origine imprenditoriale e preferirlo a prodotti identici o simili offerti dai concorrenti.

Certamente, il marchio costituisce l’elemento di maggiore attrattiva presente sull’etichetta o sulla confezione. Oltre ad informare, il marchio è in grado di invogliare il consumatore spingendolo all’acquisto. I marchi svolgono dunque un ruolo centrale nelle strategie di marketing e promozione dei prodotti, in quanto contribuiscono a creare un rapporto di fiducia con i propri clienti e aiutano a rafforzare la reputazione del marchio sul mercato.

La titolarità di un diritto di marchio (a seguito di registrazione presso appositi Uffici Marchi nazionali, a livello europeo, internazionale) concede la possibilità di utilizzare il segno in via esclusiva impedendo ad altri di utilizzarlo. Si tratta di un diritto territoriale, ciò vuol dire che tale diritto viene riconosciuto soltanto nei Paesi in cui è stata richiesta la registrazione del segno. E’ importante quindi registrare il marchio in tutti i Paesi in cui si intende commercializzare i propri prodotti, per evitare di dover cambiare l’etichetta dei propri prodotti a causa della presenza di diritti anteriori di terzi.

Il contenuto dell’etichetta di un prodotto alimentare non ha solo una funzione promozionale. Il produttore, infatti, è dovuto a rispettare una complessa normativa prevista a livello europeo per garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in materia di informazioni sugli alimenti, al fine di garantirne in particolare la salute e la sicurezza. Tali informazioni devono, inoltre, essere inserite in maniera visibile, indelebile e leggibile.

Tali indicazioni obbligatorie non sono identiche per tutti i prodotti, ma variano da settore a settore. Inoltre, la vendita di prodotti agroalimentari italiani nell’Unione Europea è soggetta alla normativa comunitaria ma l’esportazione verso Paesi extra-UE può richiedere documentazioni o attestazioni aggiuntive ed aspetti da conoscere al fine di evitare blocchi delle merci alle dogane o respingimenti.

 

© THINX Srl  – Febbraio 2021

Contributi a fondo perduto per sostenere l’industria tessile, della moda e degli accessori ad alto contenuto artistico e creativo

Il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, approvato il 18 dicembre 2020 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 febbraio 2021, rende operativa la misura prevista dall’articolo 38-bis del “Decreto Rilancio” finalizzata a “sostenere l’industria del tessile, della moda e degli accessori, con particolare riguardo alle start-up che investono nel design e nella creazione, nonché allo scopo di promuovere i giovani talenti del settore del tessile, della moda e degli accessori che valorizzano prodotti made in Italy di alto contenuto artistico e creativomediante l’erogazione di contributi a fondo perduto.

  1. Finalità e soggetti beneficiari

La misura è finalizzata a:

– sostenere l’industria del tessile, della moda e degli accessori a livello nazionale, con particolare riguardo alle start-up che investono nel design e nella creazione;

– promuovere i giovani talenti del settore del tessile, della moda e degli accessori che valorizzano prodotti made in Italy di alto contenuto artistico e creativo.

Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese di piccola dimensione secondo la definizione europea, di nuova o recente costituzione operanti nell’industria del tessile, della moda e degli accessori, non quotate e che non abbiano rilevato l’attività di un’altra impresa e che non siano state costituite a seguito di fusione.

  1. Tipologia di progetti agevolati

Per accedere alle agevolazioni, le imprese che possono beneficiare delle agevolazioni devono presentare progetti di investimento appartenenti alle seguenti tipologie:

  • progetti finalizzati alla realizzazione di nuovi elementi di design;
  • progetti finalizzati all’introduzione nell’impresa di innovazioni di processo produttivo;
  • progetti finalizzati alla realizzazione e all’utilizzo di tessuti innovativi;
  • progetti ispirati ai principi dell’economia circolare finalizzati al riciclo di materiali usati o all’utilizzo di tessuti derivanti da fonti rinnovabili;
  • progetti finalizzati all’introduzione nell’impresa di innovazioni digitali.
  1. Spese ammissibili

Sono ammissibili alle agevolazioni le spese strettamente funzionali alla realizzazione dei progetti di investimento, relative a:

  • acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, comprese le relative spese di installazione;
  • brevetti, programmi informatici e licenze software;
  • formazione del personale inerenti agli aspetti su cui è incentrato il progetto in misura non superiore al 10% dell’importo del progetto;
  • capitale circolante, nel limite del 20% delle spese di cui ai precedenti punti, motivate nella proposta progettuale e utilizzate ai fini del pagamento delle seguenti voci di spesa:
    • materie prime, ivi compresi i beni acquistati soggetti ad ulteriori processi di trasformazione, sussidiarie, materiali di consumo e merci;
    • servizi necessari allo svolgimento delle attività dell’impresa;
    • godimento di beni di terzi;
    • personale direttamente impiegato nella realizzazione dei progetti di investimento.

Le risorse disponibili sono pari a euro 5.000.000,00.

Il contributo è concesso nella misura del 50% delle spese sostenute e ammissibili.

  1. Termini e modalità di presentazione delle domande

Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello, secondo quanto stabilito all’articolo 5, comma 3, del decreto legislativo n. 123/1998.

Le domande dovranno essere presentate, a partire dalla data fissata con il provvedimento direttoriale, esclusivamente per via telematica, attraverso l’apposita procedura informatica resa disponibile sul sito Internet del Ministero. Ogni impresa potrà presentare una sola domanda di agevolazione.

Bisognerà attendere il provvedimento del MISE in cui saranno stabilite le modalità di attuazione della suddetta disposizione, con particolare riguardo alle effettive modalità di presentazione delle domande di erogazione dei contributi.

 

Fonte: https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/tessile-moda-e-accessori

 

© THINX Srl  – Febbraio 2021

EUIPO – Dai impulso alla tua azienda con il fondo per le PMI

Il fondo per le PMI dell’iniziativa Ideas Powered for Business SME found è un programma di sovvenzioni da 20 milioni di EURO volto ad aiutare le piccole e medie imprese con sede nell’Unione europea ad avvalersi dei propri diritti di proprietà intellettuale (IP) e a trarne vantaggio.

Il nuovo regime offre sostegno finanziario sotto forma di rimborsi per le domande di marchi e di disegni e modelli, fino a un importo massimo di 1.500 EUR per ciascuna impresa, a livello nazionale, regionale (Benelux) e a livello UE tramite l’EUIPO.

Le prossime finestre per la presentazione della domanda sono le seguenti:

  • 1° marzo 2021 – 31 marzo 2021
  • 1° maggio 2021 – 31 maggio 2021
  • 1° luglio 2021 – 31 luglio 2021
  • 1° settembre 2021 – 31 settembre 2021

Il Fondo cofinanzierà due tipologie di servizi:

  • SERVIZIO 1: 75 % in meno sui servizi di pre-diagnosi della PI (IP scan). I servizi di pre-diagnosi della PI di questo programma sono disponibili solo attraverso gli uffici di PI nazionali e regionali dell’UE partecipanti (servizio per il momento non disponibile in Italia)
  • SERVIZIO 2: 50 % in meno sulle tasse di base per le domande di marchio, disegno o modello.

La procedura da seguire si articola in tre fasi:

  1. Va compilato e inviato online il modulo di domanda con la documentazione richiesta per dimostrare che la l’azienda sia una PMI. In caso di esito positivo, verrà emessa dall’EUIPO una decisione di sovvenzione firmata dall’Ufficio. Tale attività può essere svolta esclusivamente dall’azienda.
  2. Va presentata la domanda e il pagamento per il marchio e/o il disegno o modello entro 30 giorni dalla ricezione della decisione di sovvenzione. Tale attività può essere svolta attraverso l’assistenza di un mandatario/rappresentante abilitato.
  3. Infine, una volta pagati i servizi, è possibile presentare la domanda di rimborso. In seguito all’approvazione delle informazioni e della documentazione trasmesse, il pagamento sarà effettuato entro un mese e i beneficiari ne saranno informati via e-mail.

Per informazioni ed assistenza: D.ssa Giovanna Del Bene – g.delbene@thinx.expert

 

Etichettatura: Origine della carne suina anche per i prodotti trasformati e misure temporanee causa Covid-19

Dalla metà del mese di novembre 2020, secondo il D.M. 6 agosto 2020 (pubblicato in Gazzetta il 16 settembre 2020) sarà obbligatorio riportare in etichetta l’indicazione del luogo di provenienza delle carni suine trasformate (per esempio würstel, prosciutti, salami, salsicce ecc.). Per il momento, la nuova norma ha carattere sperimentale ed è valida sino al 31 dicembre 2021.

In particolare, le indicazioni che dovranno essere presenti sull’etichetta, faranno riferimento al paese di nascita, di allevamento e di macellazione dei suini.

Quando la carne appartiene a suini nati, allevati e macellati nel medesimo Paese, l’indicazione in etichetta potrà essere per esempio anche nella forma semplificata di “Origine Italia” (o nome di altro Stato). Dunque, la dicitura “100% italiano“ sarà utilizzabile solo se i suini sono nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.

Qualora la carne derivi invece da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione Europea, l’indicazione prevista dal DM potrà apparire in etichetta anche nella forma generica: “Origine UE”. Se la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più non appartenenti all’Unione, potrà essere utilizzata anche la forma: “Origine extra UE”.

Per quanto attiene alle modalità di etichettatura in relazione all’origine della carne suina, l’indicazione del luogo di provenienza dovrà essere apposta nel campo visivo principale e stampata in modo tale da risultare “facilmente visibile e chiaramente leggibile”, senza essere in alcun modo nascosta, oscurata, limitata o separata da altre indicazioni scritte o grafiche o da altri elementi suscettibili di interferire.

Le predette indicazioni non valgono però per i prodotti DOP e IGP. Tuttavia, se i DOP sono comunque tutelati, perché per legge devono provenire da animali nati allevati e macellati in Italia (come nel caso dei prosciutti di Parma e San Daniele e dei salumi di Varzi, ecc.), lo stesso non vale per gli alimenti IGP, per cui basta che una sola tra le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga nell’area geografica delimitata per ottenere il marchio (per esempio il Cotechino di Modena IGP può essere lavorato in Italia, ma venire prodotto anche con maiali non italiani).

Per quanto attiene infine alle disposizioni transitorie, il D.M. del 6 agosto 2020 prevede che le carni suine immesse sul mercato od etichettate in data antecedente al 16 novembre 2020 p.v. senza soddisfare i sopra descritti requisiti di indicazione dell’origine, potranno essere commercializzate sino ad esaurimento delle scorte o, comunque, entro il termine di conservazione già previsto in etichetta.

A riguardo, in considerazione delle segnalazioni di difficoltà pervenute dalle associazioni imprenditoriali di settore ad ottemperare per tempo ai predetti obblighi a causa dell’attuale fase di emergenza sanitaria da Covid-19, con la circolare del 13 novembre 2020, il MISE ha previsto la possibilità per le imprese di poter utilizzare fino alla data del 31 gennaio 2021 le scorte esistenti degli imballaggi e delle etichette non conformi al D.M. 6.8.2020,  che risultino nella loro disponibilità a seguito di contratti stipulati prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.M. stesso.

© THINX Srl  – Dicembre 2020

Il nuovo “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa” e i marchi di interesse storico nazionale

L’art. 43 della Legge 17 luglio 2020, n. 77 di conversione del c.d. Decreto Rilancio (pubblicato in Gazzetta il 18 luglio 2020; il testo coordinato è stato ripubblicato in GU del 29.07.2020) ha sostituito il “Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale” con il “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa”.

L’art. 43 ha altresì abrogato l’articolo 185-ter (Valorizzazione dei marchi storici nelle crisi di impresa) del decreto legislativo 10 febbraio 2005 n.30 e il relativo “Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale”. Con l’attuale Fondo viene meno l’obbligo di informativa preventiva al Ministero dello Sviluppo Economico (e le relative sanzioni pecuniarie in caso di inosservanza di tale obbligo) in caso di cessazione o delocalizzazione delle attività produttive e si attiverà unicamente su richiesta delle imprese interessate, con obbligo di darne notizia al Ministero solo in caso di richiesta di accesso al fondo. Occorre ancora attendere la pubblicazione dei provvedimenti attuativi del MISE che stabiliscono i criteri, le modalità di gestione e di funzionamento del Fondo. Sembrano, tuttavia, essere venute meno le principali perplessità e criticità che si opponevano all’iscrizione nel registro dei marchi storici di interesse nazionale.  Di seguito analizzeremo le caratteristiche del nuovo “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa” e del Registro dei marchi storici di interesse nazionale.

1. FONDO PER LA SALVAGUARDIA DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI E LA PROSECUZIONE DELL’ATTIVITÀ D’IMPRESA

1.1 Finalità

Il Fondo è finalizzato al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritti nell’apposito registro presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ai sensi dell’art. 185-bis del CPI ed anche a società di capitali, aventi un numero di dipendenti non inferiore a 250, che si trovino in uno stato di difficoltà economico-finanziaria. Secondo il Ministero dello Sviluppo economico questa misura è volta a sostenere l’occupazione dei lavoratori e la prosecuzione dell’attività di impresa nei casi in cui la cessazione o la delocalizzazione dell’attività fuori dal territorio nazionale produca un rilevante impatto socio-economico.

Per le suddette finalità all’art. 43 è stata prevista una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020. Il decreto di agosto all’art. 60 co. 3 ha incrementato la dotazione del fondo di ulteriori 200 milioni.

1.2 Modalità operativa

Il  Fondo opera attraverso interventi nel capitale di rischio delle imprese, effettuati a  condizioni  di  mercato,  nel  rispetto  di quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione europea  2014/C 19/04 (recante  orientamenti  sugli  aiuti  di  Stato  destinati   a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio), nonché attraverso  misure  di   sostegno al   mantenimento   dei   livelli occupazionali, in  coordinamento  con  gli  strumenti  vigenti  sulle politiche attive e passive del lavoro.

Le imprese che presentano i requisiti richiesti dovranno inviare un dossier al Ministero dello Sviluppo Economico, contenente informazioni sugli interventi ammissibili:  a) le azioni che intendono porre in essere per ridurre gli impatti occupazionali, ad esempio attraverso incentivi all’uscita, prepensionamenti, riallocazione di addetti all’interno dell’impresa o del gruppo di appartenenza dell’impresa;  b)  le imprese   che   abbiano   già   manifestato   interesse all’acquisizione della società o alla prosecuzione dell’attività d’impresa ovvero le azioni che intendono porre in essere per trovare un possibile acquirente, anche mediante attrazione di investitori stranieri;  c) le opportunità per i dipendenti di presentare una proposta di acquisto ed ogni altra possibilità di recupero degli asset da parte degli stessi.

1.3 Criteri e modalità di gestione e di funzionamento del Fondo

Il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, stabiliscono i criteri e le modalità di gestione e di funzionamento del Fondo, nonché le procedure per l’accesso ai relativi interventi, dando priorità alle domande che impattano maggiormente sui profili occupazionali e sullo sviluppo del sistema produttivo.  Ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, la Commissione europea ha approvato il regime italiano di sostegno alle operazioni di ristrutturazione delle piccole e medie imprese (PMI). Attualmente il sostegno nel quadro del regime può essere concesso solo alle PMI in difficoltà, quali definite nelle norme sugli aiuti di Stato, titolari di marchi storici di interesse nazionale o che svolgono attività economiche di importanza strategica. Il regime riguarda in particolare l’attuazione delle disposizioni dell’articolo 43 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa” per le PMI. La decisione non copre il sostegno sotto forma di aiuti alla ristrutturazione a favore delle grandi imprese.

2. REGISTRO DEI MARCHI STORICI DI INTERESSE NAZIONALE

2.1 Requisiti e soggetti autorizzati

Possono ottenere l’iscrizione nel registro dei marchi storici di interesse nazionale, i titolari o licenziatari esclusivi di marchi d’impresa registrati da almeno cinquanta anni oppure per i quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni (c.d. “marchio di fatto”), utilizzati per la commercializzazione di prodotti o servizi realizzati in un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata al territorio nazionale.

L’iscrizione ha durata illimitata, non è soggetta a rinnovo e può essere oggetto di richiesta di cancellazione da parte del titolare o del licenziatario tramite apposita istanza di rinuncia, da depositare con le stesse modalità di deposito dell’istanza di iscrizione.

Con l’iscrizione al registro speciale si acquisisce la facoltà di utilizzare, per finalità commerciali e promozionali, il logo Marchio storico di interesse nazionale  Il logo, che non costituisce un titolo di proprietà industriale, può essere affiancato al marchio iscritto nel registro speciale senza alterarne la rappresentazione e può essere utilizzato solo con riferimento ai prodotti e servizi cui si riferisce il marchio iscritto nel registro speciale.

2.2. Modalità operative

In data 7 aprile 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale che definisce le modalità operative per presentare istanza di iscrizione al registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale.

L’istanza può essere presentata direttamente dall’interessato o attraverso un rappresentante o mandatario abilitato ex art. 201 Decreto Legislativo 10 febbraio 2005 n. 30.

Occorre preparare un’istanza di iscrizione al registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale che andrà depositata presso l’UIBM esclusivamente in via telematica al link https://servizionline.uibm.gov.it, previo  pagamento dell’imposta di bollo di importo pari a 15 euro da assolvere secondo le modalità indicate dal sistema di deposito telematico.

Se il marchio per cui si richiede l’iscrizione è registrato, allora l’istanza di iscrizione deve essere accompagnata dal verbale di primo deposito in Italia o dal verbale di rinnovazione meno recente disponibile, dalla riproduzione dell’esemplare del marchio e da tutta la documentazione inerente alle modifiche (limitazioni o rinunce parziali) dei prodotti/servizi protetti.

Se il marchio per cui si richiede l’iscrizione non è registrato allora l’istanza di iscrizione deve essere accompagnata dalla riproduzione dell’esemplare del marchio, dalla documentazione di cui all’art. 178, comma 4, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 e all’art. 53, comma 4, del decreto ministeriale 13 gennaio 2010, n. 33, a dimostrazione dell’uso effettivo e continuativo per almeno cinquanta anni, precisando i prodotti e servizi cui ci si riferisce secondo la classificazione Internazionale di Nizza. Detta documentazione può consistere nella presentazione di campioni di imballaggi, etichette, listini di prezzi, cataloghi, fatture, documenti di spedizione o esportazione, fotografie, inserzioni su giornali e dichiarazioni scritte e mezzi similari.

2.3 Istruttoria

L’Ufficio, ricevuta l’istanza con la documentazione allegata, effettua l’istruttoria volta a verificare che il marchio sia registrato da almeno cinquanta anni e rinnovato con continuità nel tempo o, nel caso di marchio non registrato, che vi sia un uso effettivo e continuativo da almeno cinquanta anni.

Nel caso in cui l’istanza sia presentata dal solo licenziatario esclusivo e non vi sia evidenza dell’assenso del titolare del marchio, l’Ufficio italiano brevetti e marchi, prima di decidere sull’iscrizione, acquisisce elementi da entrambi i soggetti, assicurando in ogni caso prevalenza all’orientamento del titolare.

L’Ufficio, nelle ipotesi di carenza di documentazione e, in ogni caso, ove ritenuto necessario, procede a emettere rilievo assegnando un termine per la risposta non superiore a venti giorni.

Al termine dell’istruttoria, che si conclude entro 60 giorni nel caso di marchio registrato o entro 180 giorni nel caso di marchio non registrato, l’Ufficio decide sull’istanza di iscrizione con un provvedimento di accoglimento o di rifiuto.

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© THINX Srl  – Dicembre 2020

Uso del marchio in forma diversa da quella registrata

Il titolare di un marchio registrato dovrebbe, in linea di principio, usare il segno così come registrato. È però tutt’altro che infrequente che il marchio venga utilizzato in maniera diversa nell’esercizio dell’attività d’impresa per rispondere ad esigenze perlopiù commerciali che richiedono di riadattare il segno, ad esempio, con mutamenti stilistici o usandolo congiuntamente ad altri elementi grafici o verbali.

È importante che le modifiche che di volta in volta si apportano al marchio utilizzato siano oggetto di una riflessione. Le stesse infatti non sono prive di rischi dal momento che l’uso concreto che si fa del segno registrato può essere valutato dagli Uffici della proprietà intellettuale e dei tribunali nell’ambito di procedure di opposizione o di decadenza con conseguenze impattanti la registrazione.

L’ordinamento europeo consente una certa flessibilità sul tema e ammette l’utilizzazione del marchio anche in forme diverse, precisamente in tutte quelle che non alterano il carattere distintivo del segno nella forma in cui esso è stato registrato (articoli 18 RMUE e 16 DMUE). Capire quando una variazione sia tale da modificare il carattere distintivo del marchio registrato è stata oggetto di diverse interpretazioni da parte dei vari Uffici della proprietà intellettuale che hanno dato vita a decisioni divergenti e talvolta contrastanti.

Con l’obiettivo di far venir meno l’incertezza che si è creata e avere conclusioni sempre più simili e prevedibili da parte degli Uffici degli stati membri, lo scorso 15 ottobre 2020 è stata pubblicata la Prassi ComuneCP8: Use of a trade mark in a form differing from the one registered” redatta dall’EUIPN (European Union Intellectual Property Network) nella quale si individuano dei principi generali per valutare i cambiamenti apportati al marchio utilizzato e i loro effetti sul carattere distintivo.

Con la Prassi Comune si è stabilito che nel valutare se il segno utilizzato costituisca una variante accettabile della sua forma registrata, occorre procedere per fasi.

In primo luogo, si deve compiere una valutazione del segno registrato, individuando gli elementi che contribuiscono al suo carattere distintivo e definendo il loro grado di distintività. In secondo luogo, occorrerà condurre una comparazione diretta dei segni, mettendo a confronto quello registrato e quello utilizzato.

A questo punto si dovrà verificare se gli elementi distintivi in precedenza individuati sono presenti e/o modificati, valutare le modifiche, le aggiunte o le omissioni, prendendo in considerazione anche l’impressione complessiva prodotta dai segni.

La Prassi Comune offre molti esempi che dimostrano quando la variazione subita dal marchio può determinare un’alterazione del carattere distintivo. Si stabilisce, ad esempio, che:

  • la rappresentazione specifica del marchio denominativo, quale la sua rappresentazione in un carattere tipografico particolare, la stilizzazione, la dimensione, i colori o la posizione, non altera il carattere distintivo del marchio denominativo registrato purché la parola resti identificabile in quanto tale nella forma utilizzata. Quando il marchio denominativo non è più identificabile, il carattere distintivo del segno registrato risulta alterato:
  • altera poi il carattere distintivo l’aggiunta di un elemento distintivo che interagisce con il segno registrato in modo tale che non possa più essere percepito in modo indipendente:

Gli esempi che intendono illustrare i principi della prassi comune sono consultabili qui.

Sebbene la Prassi Comune stabilisca che i principi enunciati sono concepiti per essere di applicazione generale e mirano a trattare la maggior parte dei casi, occorre tener presente che la valutazione delle alterazioni del carattere distintivo di un marchio dovranno essere sempre valutate caso per caso.

L’Italia implementerà la prassi comune a partire dal 15 gennaio 2021.

Questa Prassi, oltre ad essere una guida per gli esaminatori chiamati a valutare l’uso dei segni in forme diverse da quelle registrate affinché giungano ad un risultato simile e prevedibile e – auspicabilmente – anche per i tribunali, rappresenta uno strumento utile di riflessione anche per i titolari di marchi registrati che necessitano di adattare costantemente i propri segni alle esigenze di commercializzazione e di promozione dei prodotti o dei servizi con essi contraddistinti.

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Fonte: Rete europea dei marchi e dei disegni e modelli – 28 Maggio 2020

© THINX Srl  – Novembre 2020