Autore: D.ssa Giovanna Del Bene
Nel sequel Zootropolis 2 (Film Disney 2025), il tema dei brevetti è essenziale per la trama. Gli storici protagonisti Judy Hopps e Nick Wilde indagano su una verità sorprendente: la celebre invenzione delle “weather walls”, barriere climatiche, che permettono la convivenza delle diverse zone della città, non fu ideata da Ebenezer Lynxley (una lince), come tutti credono, ma da Agnes De’Snake, una pitone.
Ebenezer le rubò la scoperta e falsificò il documento brevettuale, facendo sparire l’originale. Tutto ciò scatenò una campagna diffamatoria contro i rettili, portando alla loro segregazione e alla persecuzione nella società di Zootropolis.
Gary De’Snake (pronipote di Agnes De’Snake), con l’aiuto di Judy e Nick, intraprende una ricerca per ritrovare il brevetto originale, dimostrarne l’autentica paternità dell’invenzione e così liberare i rettili dalla discriminazione.
La realtà legale: come recuperare un brevetto “rubato”
Il brevetto conferisce al titolare il diritto di vietare ai terzi di attuare l’invenzione e di trarne profitto nel territorio in cui il brevetto è concesso. La tutela concreta nasce solo con la concessione del brevetto, che garantisce un’esclusiva di sfruttamento per 20 anni dal deposito della domanda.
Può accadere che il titolare del brevetto non sia anche l’inventore. L’inventore è il creatore dell’idea e mantiene il diritto morale alla paternità. Il titolare è chi gode dei diritti economici e di sfruttamento. Il primo è legato alla creatività, il secondo alla gestione e valorizzazione economica.
Secondo la legge, l’inventore conserva un diritto morale fondamentale e inalienabile: essere riconosciuto come autore dell’invenzione (c.d. “diritto di paternità”). Questo diritto di paternità è distinto dai diritti economici, che spettano al titolare, solitamente il datore di lavoro, nel caso di invenzioni realizzate in ambito aziendale da un dipendente. Tale prerogativa garantisce che il nome dell’inventore sia sempre indicato nel brevetto, è irrinunciabile, non trasferibile e può essere esercitata anche post mortem, assicurando il legame permanente tra inventore e invenzione.
Nella realtà esistono strumenti legali concreti per chi ha subito il furto di un brevetto per ottenere il riconoscimento del proprio diritto.
Ai sensi dell’art. 76 del Codice della Proprietà Industriale, il brevetto è nullo se chi ha depositato non aveva diritto al brevetto. La nullità può essere accertata per via giudiziale.
In base all’art. 118 del Codice della Proprietà Industriale, qualora, con sentenza passata in giudicato, si accerti che il diritto al brevetto spetta ad un soggetto diverso da chi abbia depositato la domanda, il vero avente diritto, se il titolo di proprietà industriale non è stato ancora rilasciato ed entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, può scegliere se:
a) assumere a proprio nome la domanda di brevetto, rivestendo a tutti gli effetti la qualità di richiedente;
b) depositare una nuova domanda di brevetto la cui decorrenza, nei limiti in cui il contenuto di essa non ecceda quello della prima domanda o si riferisca ad un oggetto sostanzialmente identico a quello della prima domanda, risale alla data di deposito o di priorità della domanda iniziale, la quale cessa comunque di avere effetti;
c) ottenere il rigetto della domanda.
Se il brevetto è stato rilasciato a nome di persona diversa dall’avente diritto, questi può in alternativa:
a) ottenere con sentenza il trasferimento a suo nome del brevetto a far data dal momento del deposito;
b) far valere la nullità del brevetto concesso a nome di chi non ne aveva diritto.
Consigli pratici per inventori: prevenire il furto di brevetti
Il cartone animato insegna che prevenire è più semplice che recuperare. Un brevetto depositato correttamente e una gestione attenta della riservatezza sono la miglior difesa contro furti e appropriazioni indebite. Di seguito alcuni consigli pratici per tutelare le proprie invenzioni:
-prima di divulgare l’invenzione, presentare la domanda di brevetto presso l’ufficio brevetti competente (per esempio all’UIBM per l’Italia);
-prima di condividere informazioni con partner, fornitori o investitori, chiedere di sottoscrivere sempre un NDA (accordo di riservatezza) per tutelare la segretezza;
-conservare prove e documentare ogni fase di sviluppo (per esempio prove di laboratorio, email, file con timestamp e così via) per dimostrare la paternità dell’invenzione;
-evitare divulgazioni premature: pubblicazioni, presentazioni o post online prima del deposito possono compromettere la novità e invalidare il brevetto;
-proteggere anche il know-how come segreto industriale (art. 98 CPI), adottando misure interne di sicurezza;
– affidarsi ad un mandatario abilitato iscritto all’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale, per scegliere la strategia di tutela migliore (brevetto, marchio, design) e gestire eventuali contenziosi.
Conclusione
Nel film, il brevetto rubato non è solo un atto illegale: è la negazione di un principio fondamentale, quello per cui l’innovazione dovrebbe servire la comunità. In Zootropolis, il furto del trovato priva un’intera specie di opportunità e progresso, mostrando come la conoscenza, se monopolizzata in modo illecito, diventi strumento di potere anziché bene comune.
Allo stesso modo, nella realtà il brevetto è un patto: tutela l’inventore, ma in cambio arricchisce il patrimonio collettivo, stimolando nuove idee e favorendo l’evoluzione tecnica. Quando questo equilibrio si rompe – per abuso o appropriazione indebita – non si tradisce solo la legge, ma il patto sociale che lega creatività e progresso.
©THINX – Gennaio 2025
Immagine tratta da Zootropolis 2 – Walt Disney Animation Studios’ “Zootopia 2” © 2025 Disney
